Mi pare fosse il 20 agosto quando ritornai da Cipro.
Era stata una piacevole vacanza goliardica in compagnia dei miei tre amici. Avevamo fatto tante amicizie, ci eravamo divertiti ogni sera e avevamo fatto tanto mare e sole.
E sì! la mia pelle era diventata abbronzatissima.
Ma la vacanza era finita e da li a qualche giorno avrei dovuto riprendere a lavorare.
Rientrando a casa, la prima cosa a cui pensai fu quella di mettermi in abiti femminili, visto che per tutta la vacanza non avevo potuto farlo.
Prevedendo la fine dell'estate e che ormai non sarei più andata al mare, decisi di depilarmi tutta.
Mi misi in abiti femminili, ma quando mi guardai allo specchio mi accorsi che avevo il sedere bianchissimo e tutto il resto della pelle abbronzatissima.
I segni del boxer, che avevo usato per prendere il sole, stonavano con la forte abbronzatura che mi ero fatta e l'idea di rimanere in quel modo fino alla prossima estate non mi piaceva assolutamente.
Cosi decisi di comprare un tanga e approfittare degli ultimi sprazzi d'estate per abbronzarmi anche il sedere.
Il problema era quello di trovare una spiaggia tranquilla dove poter mettere il sedere al sole senza esser sotto gli sguardi di tanta gente.
Infatti, oltre il sedere avevo tutto il resto del corpo depilato e allora provavo vergogna a mostrarmi in pubblico.
Trovai una spiaggia a circa 20km da Catania. Si raggiungeva percorrendo una strada sterrata all'interno di un boschetto. Era poco frequentata. E qua e la c'erano anche delle barchette.
Il posto era buono. Potevo mettermi nascosta dietro qualche barca per non essere guardata da occhi indiscreti. Ci andavo sempre intorno alle 14.00, dopo aver finito di lavorare, e ci rimanevo fino al tardo pomeriggio. Mi cospargevo completamente di olio abbronzante, soprattutto il sedere, stando bene attenta di tenerlo sempre ben esposto al sole. Il calore del sole sui glutei era molto eccitante.
Non avevo mai provato quella sensazione prima.
Quando passava qualcuno, però, mi guardava sempre e mi vergognavo un pò.
In quel periodo avevo i capelli lunghi, che per via del sole avevano preso dei riflessi legermente biondi. Inoltre ero tutta depilata. E avevo anche la pelle lucida, completamente cosparsa di olio e con il bel sedere femminile incorniciato dal tanga che mi ero comprata. Sembravo proprio una bella femmina tutta sola.
Dopo una settimana che frequentavo quella spiaggia ho cominciato a notare un uomo sulla quarantina, che aveva una piccola barchetta di legno parcheggiata sulla spiaggia.
Arrivava sempre intorno alle 17,00 caricava i suoi secchi e le sue canne da pesca e se ne andava per mare.
Non tornava mai prima delle 19,00. Poi rimetteva la sua barca sulla spiaggia e
se ne andava con il pesce che aveva pescato. Ma mentre le prime volte che lo vedevo salpava velocemente. Nei giorni successivi vedevo che si dilungava nel preparare la sua barca e quasi sempre lo sorprendevo a guardarmi insistentemente, mentre si mordicchiava il labbro.
Era un tipo tarchiato, alto circa 1,68, la pelle scura bruciata dal sole, capelli corti neri molto ispidi. Il fisico era asciutto, le braccia e le gambe un pò muscolose, con una pancia un pò prominente. Indossava quasi sempre sandali stile francescano, un bermuda e una camicia quasi tutta sbottonata, attraverso la quale si vedeva il suo torace pelosissimo.
Devo dire che era un tipo abbastanza bruttino. Sembrava il solito villano, per nulla interessante.
Quando arrivava in spiaggia si toglieva sempre la camicia e i pantaloni e rimaneva in costume. Un semplice slip, che lasciava intravedere anche una dotazione abbastanza importante. Era pelosissimo anche sulla schiena. Sembrava un'orso.
Mi sentivo il suo sguardo sempre sul mio sedere e dopo qualche giorno quando mi passava vicino cominciava anche a salutarmi.
Io per educazione ricambiavo e cominciavo a sospettare che, il vedermi al sole sempre sola ad abbronzarmi il sedere, lo eccitava.
Se devo essere sincera, il fatto di sentirmi i suoi occhi puntati sempre sul mio sedere, mi faceva sentire desiderata e cominciavo a prendere il gusto di inarcare la schiena per farglielo vedere bene. I miei glutei erano ormai abbronzatissimi come tutto il resto del mio corpo.
Mi accorgevo che quell'uomo era molto interessato e qualche volta, attraverso il suo slip, l'ho anche visto eccitato. Aveva un bel fagotto grosso.
Nei miei pensieri cominciò ad insinuarsi l'idea che forse gli piacevo proprio.
Quando tornavo a casa, e avevo tempo, mi mettevo in abiti femminili. Avevo proprio una bella abbronzatura ed avevo anche il segno del tanga. Ero riuscita ad avere un bel sedere abbronzato. Sembravo una brasiliana.
Capivo perché quel'uomo un pò rude, direi un pò animalesco, era interessato a me e pensavo come sarebbe stato avere un avventura con lui, sentirmi le sue mani callose addosso, mentre mi prendeva con forza.
L'idea mi eccitava tanto.
Erano i primi giorni di settembre e io andavo ancora, quasi ogni giorno, su quella spiaggia, che nel frattempo era sempre meno frequentata. Mi trattenevo sempre fino a tardi e molte volte mi addormentavo ascoltanto musica con le cuffiette.
Mettevo il sedere sempre in evidenza, tutto cosparso di olio abbronzante, che luccicava ai riflessi del sole.
Ogni volta che arrivava quell'uomo mi passava sempre più vicino tutto sorridente, ma non mi disturbava per nulla. Il suo sguardo però cominciava a turbarmi non poco.
Un pomeriggio l'ho sentito ritornare dal suo solito giro, mentre tirava la barca all'asciutto, vicino a dove ero stesa io. L'ho guardato senza farmi accorgere e l'ho visto con gli occhi puntati continuamente sul mio sedere.
Certo io l'avevo messo bene in evidenza inarcando al massimo la mia schiena.
Facevo finta di dormire e vedevo che mi guardava senza distogliere un attimo lo sguardo, mentre era intento a scaricare i suoi secchi e le sue canne da pesca.
Dal suo slip molto gonfio di eccitazione, capivo che gli piacevo proprio.
Feci finta di svegliarmi e lui, con un pò di imbarazzo, mi salutò con un sorriso, abbassando lo sguardo.
Rimanendo sempre con il sedere rivolto verso di lui, gli rivolsi la parola dicendogli: .. fatta buona pesca?
Lui cominciò a rispondermi, con un italiano un pò stentato, dicendomi che aveva preso tanto pesce, più del solito, e me ne offrì un pò da portare a casa.
Gli dissi che non doveva disturbarsi, ma lui insistette ed io accettai ringraziandolo.
Nei giorni successivi ogni volta che arrivava, si sedeva accanto a me.
Era un tipo sempre sorridente, aveva la pelle arsa dal sole, i denti bianchissimi e lo sguardo di una persona umile e mite. Ogni volta mi raccontava delle sue cose, ma non era mai invadente e nemmeno volgare.
Mi diceva che faceva il contadino e che abitava da solo in una casa in campagna a circa un chilometro dalla spiaggia in cui eravamo, dove aveva un fruttetto abbastanza grande da consentirgli di vivere.
Con la pesca cercava di incrementare i suoi introiti.
Quando mi stava vicino lo vedevo emozionato e io facevo di tutto per lasciargli guardare bene il mio sedere. Ero sicura che gli piacesse tanto e mi sentivo molto desiderata.
Un pomeriggio mi disse che aveva raccolto delle pesche e che me ne voleva regalare un pò.
Mi invitò ad andare a casa sua e io accettai.
Presi la mia auto e lo seguì. Lui aveva una specie di vecchio furgoncino tutto rotto.
Lo seguì per circa un chilometro per una strada sterrata.
Entrammo attraverso un cancello e dopo circa 300 metri arrivammo su uno spiazzo, con una cisterna al centro, che si trovava davanti ad una casa, più vecchia che antica.
Scendemmo e mi disse di seguirlo, invitandomi a trattenermi un pò per bere un succo d'arancia.
Sentivo che se fossi entrata a casa sua sarebbe successo qualcosa.
L'idea mi eccitava non poco, ma non volevo passare per una facile e rifiutai, dicendogli che avevo un pò di fretta.
Lui non insistette e ci fermammo davanti al garage dove c'erano le cassette con la frutta che aveva raccolto, Aprì la porta e mi pregò di aiutarlo perché voleva darmi due cassette di pesche.
Ne prendemmo una ciascuno e le carricammo sul cofano della mia macchina.
Ma mentre ero china sul cofano intenta a sistemare le casette di pesche, mi sentii toccare il sedere con forza.
Non sò perché, ma mi girai di scatto togliendogli la mano e riproverandolo in malo modo.
Lui dapprima rimase in silenzio e poi cominciò a chiedermi scusa ripetutamente. Si vedeva che era molto dispiaciuto.
Ma ormai mi sentivo di sostenere la parte della femmina offesa, continuando a ripetergli: .... ma per chi mi hai presa, tieniti le tue pesche.
Tolsi le cassette dal cofano, salii in machina sbattendo lo sportello e me ne andai sgommando di gran corsa.
Mentre tornavo a casa pensavo di essere stata un pò troppo eccessiva e forse avrei potuto semplicemente dirgli che non mi andava di ricevere quel tipo di attenzioni.
Tornata a casa, mi misi in abiti femminili e cominciai a trastullarmi con il mio dildo nerboruto, immaginando che fosse il membro di quell'uomo.
Pensavo a quello che era successo prima.
Mi ricordavo quando in spiaggia lo avevo visto con lo slip gonfio di eccitazione e che sicuramente il suo membro doveva essere più grosso, e soprattutto più caldo, del mio dildo.
Mi pentii di averlo trattato male e quella notte mi masturbai a lungo pensando di essere presa da lui. Lo desideravo moltissimo.
Lo immaginavo tutto nudo, pelosissimo com'era, con il suo grosso membro sotto la sua pancia un pò prominente, mentre si strofinava avidamente sul mio sedere liscio e profumatissimo.
Tutta la notte pensai a lui e anche l'indomani a lavoro lo pensavo continuamente. Non vedevo l'ora di tornare in quella spiaggia per avere la sensazione dei suoi occhi addosso a me.
Non appena ebbi finito di lavorare andai in spiaggia e mi distesi al sole accanto alla sua barca, col sedere al sole e bene in evidenza come al solito.
Rimasi lì fino alle 20,00, ma lui non venne.
Nei giorni successivi lo pensai continuamente, ma non lo vedevo più arrivare in spiaggia. Eppure la sua barca c'era sempre.
Il quarto giorno però lo vidi finalmente arrivare.
Con la sua solita andatura un pò goffa, con la camicia tutta sbottonata e la pancia pelosa in evidenza, mentre portava i suoi secchi e le sue canne.
Inarcai la schiena per mettere bene in evidenza il mio sedere, ma quando passò vicino a me abbassò gli occhi e proseguì fino alla sua barca. Cercai di salutarlo ma lui non mi rispose.
Evidentemente lo avevo molto offeso.
In fondo era un tipo semplice, un uomo della campagna e se mi aveva toccato il sedere era stata anche colpa mia, che da un bel pò di giorni glielo mostravo continuamente senza pudore.
Aspettai tutto il pomeriggio il suo ritorno dal mare.
Ma quando ritornò tirò la barca sulla spiaggia un pò distante da dove ero sdraiata io e se ne andò senza voltarsi.
Stetti ancora un pò in spiaggia e quando tornai in macchina per ritornare a casa trovai un foglietto di carta sul parabrezza.
Lo aveva lasciato lui, era scritto in italiano completamente sgrammaticato, ma si capiva che era un biglietto di sentite scuse, col quale mi manifestava il suo profondo rammarico per l'accaduto, che ci teneva alla mia amicizia e mi chiedeva come fare per farsi perdonare.
Leggere quelle parole mi fece felice, perché non aspettavo altro di dirgli che in fondo non era successo niente di male e che potevamo continuare ad essere amici.
Era domenica, decisi di tornare subito a casa, perché avevo un invito a cena e avevo a stento il tempo di farmi una doccia e scappare.
Mentre percorrevo la strada di casa pensai che lunedì dovevo andare a Palermo per una trasferta di lavoro di tre giorni e che perciò non sarei potuta tornare in quella spiaggia.
Sapevo come arrivare a casa sua, ma mi sembrava troppo sfrontato andarlo a trovare senza essere stata invitata.
Il giorno dopo essere tornata dalla trasferta era giovedì, il tempo permetteva ancora e, appena finii di lavorare tornai in quella spiaggia.
Mi distesi al sole vicino alla sua barca, con il mio bel sedere sempre in evidenza, aspettando che venisse lui per offrirgli la bella sorpresa di trovarmi accanto alla sua barca.
Rimasi in spiaggia fin quasi al tramonto, ma lui non arrivò.
Evidentemente la mia assenza per tre giorni, gli aveva fatto pensare che non avevo voluto accettare le sue scuse.
Mentre tornavo a prendere la macchina, pensai che comunque sarei tornata nei prossimi giorni in spiaggia e prima o poi ci saremmo rivisti e avremmo chiarito ogni cosa.
Quando arrivai alla macchina fui felicemente sorpresa di trovare un'altro bigliettino di carta sul parabrezza, con il quale mi rinnovava ancora una volta le sue scuse, invitandomi ad andarlo a trovare quella stessa sera per cenare con lui da buoni amici e giurandomi che non si sarebbe mai più permesso di mettermi le mani addosso. Questa volta, però, mi scrisse anche il suo numero di telefono.
Evidentemente aveva visto la mia auto sostata al solito posto e, non avendo il coraggio di incontrarmi per dirmi a parole le cose che sentiva, me le aveva scritte nel suo solito italiano sgrammaticato.
Tornando a casa mi sentivo molto eccitata. Ero sicura che se fossi andata a casa sua, difficilmente avrebbe mantenuto la promessa, l'attrazione che esercitavo su di lui quando eravamo vicini era sin troppo evidente.
In fondo nemmeno io desideravo che la mantenesse. Quel bigliettino aveva aumentato la mia eccitazione, perché mi faceva capire di essere molto desiderata.
Giunta a casa mi feci una doccia e mentre mi depilavo, pensavo continuamente se telefonargli o no.
Feci tutto con comodo, mi asciugai e mi spalmai le mie solite creme di bellezza sul tutto il corpo e specialmente sul mio bel sedere abbronzato.
Mi venne una gran voglia di mettermi in abiti femminili per farmi qualche foto e decisi di vestirmi di bianco.
Ormai avevo un bel guardaroba femminile. Presi un reggiseno e un perizoma minuscolo, di quelli stretti e con il "filo interdentale" che quando cammino mi stuzzica il forellino, delle calze autoreggenti a rete larga, un tubino bianco elasticizzato e aderentissimo, dei sandali bianchi con zeppe e tacco da 14 cm.
Indossai tutto. Ero molto sexy. Il bianco esaltava la mia abbronzatura, il vestitino cortissimo che indossavo faceva perfettamente vedere il mio bel sedere incorniciato dal perizoma bianco e bastava che mi piegassi leggermente in avanti perché si vedesse persino il mio fiorellino stretto dal "filo interdentale", che lo divideva perfettamente in due.
Ero eccitatatissima e mi venne una voglia irresistibile di farmi vedere da lui così vestita.
Erano quasi le dieci di sera e decisi di telefonargli.
Mi rispose subito e mi disse che per tutto il pomerigio aveva aspettato la mia chiamata e che non avendola ricevuta aveva deciso di cenare da solo. Continuò, con il suo solito italiano stentato, a chiedermi scusa in tutti i modi per quello che era accaduto a casa sua tra di noi la settimana precedente e mi giurò più volte che non sarebbe mai più successo.
Lo tranquillizzai dicendogli che sicuramente era stata la mia reazione troppo eccessiva e che comunque non era successo niente di grave.
Mi invitò a raggiungerlo a casa sua quella sera stessa e mi disse che mi avrebbe aspettato sveglio fino a notte tarda.
Il suo invito infiammò la mia eccitazione, complice il perizomino che spingeva sul mio fiorellino, e gli dissi che sarei arrivata alle 23,00 circa.
Avevo voglia di farmi vedere da lui in abiti femminili, ma appena chiusi la telefonata, il problema da superare era quello di uscire fuori per andare a prendere la mia macchina, con il pericolo che mi vedessero i vicini di casa.
Per fortuna non mi ero ancora truccata. Pensai che mi sarei potuta sistemare nel boschetto vicino alla spiaggia dove ci eravamo conosciuti.
Rimasi vestita come ero. Indossai un paio di pantaloni e una camicia larga sui miei abiti feminili. Presi un borsone dove riposi i sandali, la parrucca, i trucchi e la bjotteria ed uscì.
Arrivata vicino casa sua, sostai la macchina e mi tolsi quei pantaloni e quella camicia che soffocavano la mia femminilità. Mi truccai in pochi minuti occhi, labbra e unghie. Ormai avevo fatto tanta pratica a casa.
Indossai i sandali e la parrucca bionda dai capelli lunghi e mi spruzzai tanto di quel profumo femminile da lasciare senza respiro chiunque mi fosse stato vicino nel raggio di tre metri.
Rimisi in moto la macchina e mi diressi verso casa sua.
Trovai subito il cancello. Era già spalancato, percorsi la stradina che portava fino allo spiazzo davanti casa sua, pensando alla faccia che avrebbe avuto quando mi avrebbe vista vestita da donna.
Quando mi vide arrivare riconobbe la mia macchina. Era tutto sorridente e si vedeva che era felice di rivedermi.
Per l'occasione aveva indossato un pantalone di lino nero e una camicia nera a casacca quasi tutta sbottonata, che faceva vedere tutto il suo torace pelosissimo.
Ma mentre mi avvicinavo, vedevo che cambiava espressione.
Sicuramente tentava di capire chi fosse mai quella bionda che guidava la mia auto.
Spensi il motore e lo vidi di nuovo sorridere meravigliato.
Mi aprì pure lo sportello e mi aiutò a scendere.
Era rimasto a bocca aperta, immensamente meravigliato di vederemi in quella insolita veste femminile.
Sei bellissima, fu la prima cosa che mi disse guardandomi da sotto a sopra fino a fermare lo sguardo sui mie occhi. Lui era un pò più basso di me, ma con i miei tacchi da 14 le differenza era notevole.
Mi girai su me stessa per farmi ammirare anche di dietro e subito posò il suo sguardo sul mio sedere, sgranando gli occhi e rimanendo ammutolito.
Mi rigirai e, dandogli la mia mano, gli dissi: ...non mi fai entrare?
Farfugliò qualcosa di incomprensibile e mi fece entrare a casa sua.
Ci accomodammo sul piccolo salottino che c'era nel soggiorno. In pratica una stanza abbastanza grande, dove c'era anche un tavolo, una credenza e una televisione.
Rimase ancora senza parole, guardandomi meravigliato e sorridente.
Giusto per dire qualcosa, gli chiesi se mi offriva da bere.
Si alzò di scatto e sul tavolo versò del vino in due bicchieri e me ne diede uno. Cominciai a sorseggiarlo, facendo attenzione a non rovinarmi il trucco delle labbra.
Era un vino molto forte, ma buono.
A quel punto cercò di riprendere a parlare della volta che me ne ero andata risentita. Ma lo interruppi subito, dicendogli che oramai avevamo chiarito tutto e non c'era bisogno di continuare quel discorso.
Non sapeva che cosa dirmi e continuava a guardarmi tutta, controllando ogni singola parte del mio corpo.
Continuammo a sorseggiare quel vino.
Tanto per dire qualcosa gli dissi che era bella la sua casa e lui mi disse che era piccola ma accogliente.
Tanto per fare qualcosa, gli chiesi di mostrarmi le altre stanze e ci alzammo.
Oltre quella stanza c'era una cucina e un bagno.
Poi c'era una scala in legno stretta e molto ripida, che portava al piano di sopra.
Mi invitò a salire e mi fece passare avanti.
Mentre salivamo, lui era dietro di me e sulla scala il suo viso era all'altezza del mio sedere. Lo sentii mugugnare.
Sicuramente vedere il mio sedere sotto il vestitino bianco trasparente, incorniciato dal perizoma e dalle calze autoreggenti bianche, da quella distanza così ravvicinata lo avrà fatto eccitare tantissimo.
Salii lentamente per farglielo guardare bene. Sapevo che gli piaceva tanto, ma non mi toccò assolutamente, nonostante io ancheggiassi vogliosamente.
Al piano di sopra c'era una stanza con un letto matrimoniale e una porta che dava su una terrazza. Aprì quella porta e ci trovammo all'esterno. Guardai intorno ed era bellissimo. Mi appoggiai al parapetto piegandomi in avanti e inarcando la schiena per fargli godere la vista del mio bel sedere, mentre io guardavo il cielo stellato.
La serata era abbastanza calda e la brezza marina ogni tanto soffiava leggermente. Nell'aria c'era forte odore di zagara inebriante e tutto intorno c'erano solo alberi. La luna era alta nel cielo e illuminava bene tutta la campagna.
Il vino che avevo bevuto prima, cominciava a fare effetto mi sentivo già molto eccitata.
Lui era accanto a me e mi guardava continuamente il sedere.
Capivo che desiderava tanto toccarmelo, ma si tratteneva per evitare di farmi arrabbiare come la volta precedente.
Gli presi la mano e gliela poggiai sul mio sedere.
Mi guardò negli occhi meravigliato e si mise dietro di me cominciando a palparmi le natiche avidamente, alzandomi il vestito.
Sentivo le sue mani ruvide e callose sul mio sedere liscio e vellutato, che mi palpavano continuamente, mentre continuava a ripetermi:... sei bellissima.
Si abbassò e cominciò anche a baciarmi sulle natiche, continuando ad accarezzarle e a palparle con forza.
Sentivo che mi annusava profondamente e di tanto in tanto mugolava, continuando a dirmi: sei bellissima.
Mi strofinava la sua barba ispida sulle natiche vellutate, quasi graffiandole, facendomi venire la pelle d'oca.
Ero certa che aveva desiderato tanto il mio sedere. Me lo aveva fatto capire continuamente, tutte le volte che in spiaggia me lo guardava insistentemente. Sapevo che lo attraeva moltissimo e me ne diede conferma quella volta che me lo tocco, suscitando la mia reazione sproporzionata.
Adesso le sue mani callose non smettevano di accarezzarmelo e palparmelo, mentre continuava a dirmi: hai un culo bellissimo. Quando capì che oramai ero disponibile, si abbassò e allargandomi con le mani mi infilò la sua lingua tra le natiche, lambendo il mio fiorellino, che non era per nulla nascosto dal "filo interdentale" del piccolissimo e strettissimo perizoma che indossavo.
Il leggero contatto della punta della sua lingua sul mio fiorellino mi fece fare un sussulto improvviso e un sospiro spontaneo.
Lui capì che ero già eccitatissima. Mi allargò un pò di più e mi infilò la punta della sua lingua nel fiorellino, graffiandomi un pò le natiche con la sua barba ispida. Cominciò a leccarmelo e ad inzupparlo avidamente.
Ero eccitatissima. Essere leccata nella mia profonda intimità mi faceva sentire molto femmina e molto desiderata, provocando in me la voglia irrefrenabile di essere posseduta.
Ero ancora una volta con un uomo che rivolgeva le sue massime attenzioni al mio sedere e che era sicuro e voglioso di possedermi completamente.
Continuò a leccarmi in modo, direi proprio, animalesco, facendomi mugolare dal piacere. Poi si alzò e si appoggiò sul mio sedere tirandomi dai fianchi verso di se, facendomi sentire il suo membro sotto i pantaloni leggerissimi che indossava.
Sentivo che era grosso e duro e cominciai a temere che se non fosse stato delicato nel prendermi mi avrebbe fatto sicuramente male.
Questo pensiero mi distolse dall'eccitazione e decisi di spingerlo indietro per svincolarmi dalla sua presa.
Sorpreso mi chiese: ... che succede?
Scusa, ma non mi sento di andare avanti, gli risposi io.
Lui non insistette, ma si vedeva che c'era rimasto male.
Adesso aveva tutta la camicia sbottonata con il suo torace e la sua pancia pelosa in evidenza e il pantalone gonfio della sua eccitazione.
Gli proposi di scendere al piano di sotto e lui acconsentì.
Riempimmo di nuovo i bicchieri e uscimmo sullo spiazzo continuando a sorseggiare.
Ci appoggiammo alla cisterna. Io sempre piegata in avanti con il sedere bene in evidenza.
Gli chiesi se c'era rimasto male per il mio improvviso ripensamento e lui, mentendo, negò, dicendomi che il mio sedere gli piaceva da impazzire e lo faceva eccitare tantissimo e che dal primo momento che lo aveva visto aveva sempre desiderato di possedermelo.
Effettivamente anche io nei giorni precedenti avevo immaginato di essere posseduta da lui, mentre mi trastullavo con il mio dildo, ma non ero sicura se volevo veramente farmi prendere completamente, perché temevo di farmi male.
Tentò di palparmi ancora il sedere, ma io gli bloccai dolcemente la mano, tenendogliela.
Capivo che non potevo lasciarlo in quel modo con il suo membro duro che spingeva contro i suoi pantaloni.
Mi misi davanti a lui e cominciai ad accarezargli quel petto villoso pieno di peli durissimi. Ci guardavamo fissi negli occhi e continuai ad accarezzargli quella pancia prominente. Poi gli sbottonai i pantaloni, che si abbassarono da soli, lasciandolo solo con i boxer da cui faceva capolino il suo grosso membro.
Mentre continuavamo a guardarci fissi negli occhi in silenzio, infilai le mie mani dentro il suo boxer e impugnai il suo membro, cominciandolo ad accarezzare. Era molto grosso. Pensai di masturbarlo, per evitare di andare oltre, e di lasciarlo così soddisfatto.
Sentivo che era pesante e duro e mi venne subito la voglia di vedere come era fatto.
Gli abbassai piano piano il boxer, abbassandomi io stessa fino a quando non me lo trovai davanti alla faccia.
Era compltamente nudo e si tolse anche le scarpe. Era un vero gorilla.
Il suo membro era bellissimo. Non era lungo ma era nerboruto e grosso in circonferenza, duro e pesante, con una grande cappellona turgida e bagnata di eccitazione.
Continuai ad accarezzarglielo tutto.
Era proprio un membro da pornodivo, che avrebbe fatto eccitare qualsiasi donna solo a vederlo, anche semplicemente in fotografia.
Che strano quest'uomo, pensai, la bellezza che la natura gli ha negato nel corpo, gliela ha data tutta nel suo membro, a disposizione solo di chi avesse saputo superare la barriera della sua bruttezza.
Mi soffermai a guardarlo, mentre continuavo ad accarezzarlo delicatamente e improvvisamente mi tenne la testa con la sua mano sinistra e con quella destra prese il suo membro e me lo appoggiò sulle labbra.
Ebbi un attimo di tentennamento. Lui capì che ero indecisa e strofinò la sua grossa cappella bagnata sulle mie labbra, cercando di forzarle.
A quel punto, pensai che prendendolo in bocca avrei evitato il dolore di farmi prendere il sedere con quel membro bellissimo ma troppo largo per il mio fiorellino.
Cominciai a baciarglielo tutto da cima a fondo. Poi spalancai la bocca e cominciai a farlo entrare tutto dentro, cercando di stare attenta a non fargli male con i denti.
Mi eccitai tantissimo, continuai dapprima facendolo entrare e uscire attraverso le mie labbra e poi leccandolo ancora da cima a fondo e bagnandolo tutto con la mia saliva, mentre continuavo ad impugnarlo e ad accarezzarlo delicatamente con le mie mani.
Stando accosciata col suo membro tra le mani, sentivo il perizoma che mi premeva sul forellino e mi eccitavo. Avevo voglia di esser presa da quell'uomo, ma avevo paura che mi facesse molto male. Il suo membro era troppo grosso.
Lui continuava a mugugnare.
Glielo agitai per bene, sperando di provocargli l'orgasmo, ma era resistente e forse non vedeva l'ora di infilarlo nella mia piccola fichetta.
Infatti, a un certo punto mi prese dalle braccia e mi fece alzare.
Tentò di farmi girare, dicendomi : adesso te lo voglio infilare nel culo.
Quella frase mi sembro magica e mi fece venire voglia di offrirmi completamente a lui.
Il modo come me lo disse mi fece capire che mi voleva possedere completamente e mi fece eccitare da morire.
Morivo dalla voglia di essere scopata forte da quell'uomo rude, ma avevo paura di farmi troppo male.
Cercai di far finta di resistere, ma lui era troppo eccitato e tentava di girarmi per infilarmelo nel sedere ad ogni costo.
Oramai era troppo eccitato e non so quanto avrei potuto resistergli.
Anche io morivo dalla voglia di essere sua.
In quel momento squillò il telefono e si bloccò.
HHuuufffffff.
Mi disse che aveva la mamma malata e poteva essere lei che aveva bisogno.
Se ne andò dentro casa, lasciandomi li sullo spiazzo.
Mi sentivo sfiorare il sedere dalla brezza marina. Il profumo della zagara era intenso e c'era anche la luna quasi piena.
Decisi che mi sarei offerta completamente a lui, ma che volevo che mi prendesse in mezzo alla natura.
Decisi di giocare un pò a nascondino.
La campagna era ricoperta di prato e, nonostante avessi i tacchi altissimi, mi inoltrai in mezzo agli alberi e feci circa dieci metri, quando sentii che mi chiamava.
Gli alberi erano grandi e io ero vestita tutta di bianco.
Lui mi vide e si diresse verso di me dicendomi:... dove vai bel culetto? vuoi giocare a nasconderti?
Cercai di guadagnare ancora qualche metro e mi nascosi dietro un grosso albero.
Nonostante la notte, riuscivo a vedere che si dirigeva verso di me. Era completamente nudo, tutto peloso, con quel suo grosso membro ancora duro sotto la pancia.
Sembrava un uomo primitivo.
Io ero ancora eccitata e, a vederlo avvicinare con quel grosso membro, la mia fichetta pulsava vogliosa.
Mi sentivo come una preda pochi istanti prima di essere raggiunta dal suo predatore.
La situazione mi eccitò tantissimo.
Lui arrivò subito, mi girò e mi spinse contro l'albero.
Gli dissi: ti prego non farmi male.
Lui mi rispose: ho preso della crema per il corpo da spalmarti nel culetto.
Mi abbassò il perizoma sulle cosce e sentii la sua mano umida in mezzo alle mie natiche, che mi riempiva di quella crema, infilandola anche dentro il forellino, facendomi eccitare ancora di più.
Poi tolse la mano e ci mise il suo membro.
Cominciò a strofinarmi quella sua grossa cappellona nel mio fiorellino, palpandomi con forza le natiche.
Sentiva che mugolavo di piacere e iniziò a spingermela dentro, facendola entrare e uscire lentamente e continuamente per lubrificarmi con quella crema. Ogni volta che entrava sentivo il suo membro spingersi più in fondo. Sentivo un pò male, ma il piacere era più forte.
Pensai che forse l'aver giocato per un pò di mesi con il mio dildo mi aveva resa più elastica e aperta della .
Ma appena spinse un'altro pò sentii un male fortissimo e gridai forte spingendolo indietro e facendo uscire il suo grosso membro.
Mi girai e gli dissi: ti prego basta.
E lui mi rispose che ormai c'era quasi riuscito.
Gli dissi che mi aveva fatto male e non riuscivo a sostenerlo.
Ma lui non ne volle sapere e mi rispose: te lo devo prendere tutto questo bel culetto che hai.
Mi prese con forza, mi girò e mi infilò il suo membro durissimo completamente dentro, quasi alzandomi dal terreno, mentre io continuavo a dirgli no. Continuò ad entrare e uscire dapprima lentamente e poi veloce.
Intanto il dolore che avevo sentito era diminuito.
In compenso era aumentato il piacere.
Stare lì in mezzo alla natura nella notte, piegata sotto quell'uomo primitivo che mi infilava il suo membro enorme con tanta rudezza, possedendomi con forza, mi fece eccitare tantissimo.
Mi sentivo la sua femmina e mi eccitai tantissimo fino a che non potei più trattenere l'orgasmo.
Appena lui capì che stavo godendo, cominciò a stantuffarmi dentro il suo membro facendomi risentire il dolore e procurandosi l'orgasmo.
Sentivo il suo grosso menbro pulsare dentro il mio fiorellino, ormai completamente profanato, inondato dal suo abbondante orgasmo.
Uscì lentamente e mi disse: hai un culo bellissimo, fin dal primo momento che ti ho vista ho desiderato prendertelo.
Poi mi mise una mano sul sedere e mi accompagnò verso la casa.
Mi sentivo tutta dolorante, ma soddisfatta, mentre sentivo il suo orgasmo gocciolare tra le mie cosce.
Mi tratteneri a casa sua per altri dieci minuti. Il tempo di rimettermi apposto.
Poi gli dissi che era tardi e dovevo andare e lui mi accompagnò fuori verso la mia auto, tenendo sempre la sua mano sul mio sedere, mentre io sculettavo sui tacchi alti sententomi paicavolmente la sua donna.
Quando salii in auto mi disse: mi sono innamorato del tuo culo e voglio prendertelo ancora.
E mi salutò dicendomi: torna presto Bel Culetto.
Da quel momento mi chiamò sempre in quel modo.
Nei giorni seguenti morivo dalla voglia di tornare da lui per essere il oggetto del piacere.
Ci tornai dopo una settimana.
Iniziò una relazione che durò circa due mesi.
Ci andavo quasi ogni sera al tramonto.
Mi impose di arrivare sempre senza gonna, con il sedere coperto solo da perizomini minuscoli.
Quando arrivavo, non mi dava neanche il tempo di accomodarmi in casa.
Ciao Bel Culetto, mi diceva ogni volta, e mi faceva piegare sulla cisterna iniziando subito a baciarmi tutto il sedere e a bagnarmi il fiorellino a lungo con la sua lingua vogliosa.
Poi mi infilava il suo grosso membro e mi cavalcava a lungo con forza in modo animalesco, fino a quando mi veniva tutto sulle natiche bagnadomele e spalmandomi tutto il suo orgasmo sui glutei.
Sapeva che mi piaceva tanto.
Poi mi faceva accomodare dentro casa e si metteva seduto sul divano e voleva che io mi mettessi in ginocchio per terra gli prendessi il membro con le mani baciandoglielo e leccandoglielo tutto a lungo.
Mi metteva sempre le mani sul sedere.
Ogni volta il nostro incontro si concludeva giocando a nascondino.
Mi faceva uscire dalla casa da sola con il sedere nudo e voleva che mi nascondessi in mezzo agli alberi.
Dopo un pò lui usciva tutto nudo e cominciava a cercarmi in mezzo alla campagna chiedendo continuamente: dove sei Bel Culetto?
Quando mi trovava mi prendeva sempre con forza e mi riempiva sempre del suo orgasmo. Gli piaceva vedermelo gocciolare sulle cosce.
Mi faceva sentire l'oggetto dei suoi desideri. Si vedeva che adorava il mio sedere e quando stavo a casa sua avevo sempre la sua mano dietro. Non la toglieva per un attimo. Mi piaceva tantissimo essere chiamata Bel Culetto e ricevere i complimenti, anche se qualche volta un pò volgari, per il mio sedere.
Poi un giorno mi confessò che era separato da circa otto mesi dalla propria moglie, che sarebbe ritornata l'indomani. Avevano deciso di tornare insieme.
Mi disse che la nostra storia doveva finire anche se gli dispiaceva tanto.
Ci lasciammo definitivamente.
Ogni tanto quell'uomo primitivo ritorna nei miei miei sogni per possedermi e farmi sentire la sua femmina.