La ragazza bruna che ogni mattina incontravo nel bar dove entrambe facevamo colazione mi intrigava molto; come me, era distaccata dal mondo che la circondava, immersa nelle sue letture, in attesa di recarsi al lavoro, davanti a un cappuccino e una brioche.
Il mio interesse sono i maschi, ma quella ragazza, che tutti chiamavano Ale, mi faceva ribollire dentro, ed ogni tanto, quando ero sola nel letto, pensavo ai suoi bellissimi seni e al suo culetto perfetto.
Un giorno il bar era al completo e ci trovammo sedute allo stesso tavolino, ed iniziammo a parlare.
Aveva un tono di voce molto basso e sensuale, molto coinvolgente.
Scoprimmo così di avere interessi in comune: la montagna, le letture, la cucina.
E proprio con questo argomento la invitai per la sera seguente a casa mia, per cena; lei avrebbe portato un antipasto a base di avocado e un dolce, ed io avrei preparato il mio speciale risotto!
Il giorno seguente, sabato, dopo aver pulito casa, fatto una doccia veloce ed indossato un abitino senza maniche e cortissimo, ho preparato tavola, ho aperto una bottiglia di Cartizze bianco frizzante, e ho iniziato a cuocere il risotto, con un insieme di spezie indiane in polvere e zafferano, che trovavo molto afrodisiaco.
Alle 20, puntualissima, ha suonato alla porta: indossava una camicetta in seta nera, scollata, che permetteva una visione dei suoi seni appena sorretti da un microscopico balconcino, una minigonna nera in pelle che le modellava un fondoschiena da sballo, sandali con tacco a spillo di vernice nera.
Posato i pacchetti, ci siamo abbracciate e baciate, sfiorandoci quasi casualmente le labbra.
Complice il vino, le spezie del risotto, la musica di sottofondo, ci siamo lasciate andare a discorsi sempre più intimi; Ale tergiversava sulle sue preferenze, ma, finito il dolce, l’ho presa per mano per farle vedere il mio appartamento. Ho lasciato la camera da letto per ultima: luce rossa fioca, profumo di incenso, ci siamo abbracciate e baciate con molta dolcezza.
Poi abbiamo cominciato ad accarezzarci: io toccavo il suo culetto e mi rendevo conto che era proprio sodo come speravo, lei mi stringeva piano i seni, strusciando le dita sui capezzoli ormai turgidi.
Ci siamo distese sul letto e quando ho cominciato ad accarezzarle le bellissime gambe, mi ha fermato la mano e mi ha sussurrato di lasciarmi andare. E così ho fatto. Era dolcissima ed aveva dita e labbra abilissime a farmi godere. Mi ha spogliata ed ha iniziato a succhiarmi i capezzoli, e mentre con una mano portava alternativamente i miei seni alla sua bocca, l’altra mano mi sfiorava le gambe, poi le cosce. Ho cominciato a mugolare, sperando che arrivasse sulla mia passera bagnata, ed a un
certo punto le sue dita hanno cominciato a titillarmi piano piano, penetrandomi leggermente, poi sempre più in profondità. Ho iniziato a godere con fremiti molto forti, ma la sua mano non si fermava; ad un certo punto un suo dito ha cominciato a tormentarmi il buchetto e poi è entrato, sempre con la stessa dolcezza. Ho quasi urlato di piacere e solo a quel punto si è fermata e sottovoce mi ha detto “ti ho portato una sorpresa”.
Un po’ stordita dal tanto godere l’ho vista spogliarsi, liberando prima i suoi bellissimi seni alti e sodi, poi ha sfilato la gonna di pelle, e nella penombra si è voltata per togliersi il tanga. Quando si è girata di nuovo verso di me ho visto la sorpresa: un membro duro e notevole per dimensione, che ha cominciato a masturbarsi con lentezza. Mi ha chiesto se mi piaceva e se volevo continuare; come potevo dire di no? Mi sono fiondata con la bocca sulla “sorpresa” e ci siamo girate per un bellissimo sessantanove; poi, perso ogni ritegno l’ho pregata/o di prendermi e così ha iniziato a penetrarmi, sempre con la stessa delicatezza di prima. Abbiamo provato tutte le posizioni possibili; mentre mi prendeva alla pecorina ha poi sfilato l’uccello e l’ha appoggiato sul buchetto. Con una mano si teneva ad un seno, con l’altra mi sfregava la passera e poco per volta mi ha riempito dietro, lentamente ma fino ad arrivare in fondo.
Ho goduto come una pazza, e solo a quel punto l’ha tirato fuori e me lo ha messo davanti al viso: l’ho preso in bocca il più possibile, accarezzandolo velocemente, fino a farlo venire tra le labbra e su tutta la faccia.
Fortunatamente il mattino dopo era domenica e c’era ancora tempo per noi. Il lunedì, naturalmente, ci saremmo riviste al bar!