“Mi masturbo ogni volta che vado al mare, Padre! Non riesco a resistere, è più forte di me….guardo le donne della spiaggia e quando ne trovo una con un bel culo sodo, magari attorno ai 40, abbronzata, che si unge di crema il seno nudo e spazia con lo sguardo tutto attorno, per valutare e soppesare il pacco degli uomini che la guardano di sottecchi e l’effetto che fa su quei pacchi…beh, io non ce la faccio proprio: devo correre in acqua, riuscendo a stento a mascherare l’erezione, e devo masturbarmi voluttuosamente, guardando da lontano la fonte del mio malsano desiderio, sborrando in mare mentre le sussurro:”Ti piace, eh? Troia!!”
“Figliolo”- mi rispondeva lui, con gli occhi lucidi di desiderio e portando a sua volta la mano sotto la tonaca-“questo è peccato! Gli atti impuri sono un cedere al demonio! Devi cercare di resistere, devi pensare a nostro Signore”.
La mano di Don Carlo intanto cominciava a muoversi impercettibilmente su e giù, meccanicamente, mentre mi chiedeva di spiegargli meglio, più in dettaglio, cosa sentivo avvenire dentro di me.
“Padre, non lo so; è una sorta di démone che si impossessa di me, della mia mano, del mio….del mio desiderio! Sento fuoriuscire dalla punta del mio….del mio desiderio un liquido che non riesco a trattenere e che mi macchia il costume da bagno, imbarazzandomi non poco, per cui decido di espellerlo fuori da me per esorcizzare questo démone”
“Ho capito-mi dice guardando verso l’alto e ansimando impercettibilmente, con la mano che continua a muoversi sotto la tonaca- ma non si deve faaaaaaaaaaaa….”
Capisco che ha appena scaricato e che finirà ora di chiedermi i particolari più scabrosi di quella mia ‘pratica’ dandomi la giusta penitenza cristiana, per cui anch’io finisco la mia recita e mi predispongo a ricevere l’assoluzione.
Va avanti così da due mesi, con Don Carlo.
Luglio e Agosto sono i mesi più ‘duri’ per lui, decisamente.
Mi confesso una volta a settimana e puntualmente, dopo un quarto d’ora dei miei dettagli che espongo senza imbarazzo, lo sento venire sommessamente dall’altra parte della grata e capisco di essere stato assolto anche questa volta.
Ma ieri…ieri no, ieri è andata diversamente!
Sono arrivato in chiesa in anticipo e, non volendo attendere oltre mezz’ora, l’ho cercato in sagrestia; non mi sono neanche stupito più di tanto quando, socchiudendo la porta silenziosamente, l’ho trovato in piedi e con la veste alzata che pompava furiosamente una donna piegata sul tavolo, parlando in latino ma godendo in italiano!
Dopo pochi istanti di sorpresa, mi è venuto da sorridere e….sono rimasto a spiare quella scena inusuale, dimenticando di trovarmi in un luogo sacro (del resto, se neanche Don Carlo ci faceva più tanto
caso….figuriamoci io!) e cominciando ad accarezzarmi l’uccello.
Girandosi per farsi impalare sul davanti affinché l’assoluzione fosse più completa, ho riconosciuto in quella donna la moglie di un caro amico di famiglia, nota in paese per la sua correttezza e devozione, sia a Dio sia alla famiglia.
A questo punto, fingendo di essere appena arrivato, ho aperto bruscamente la porta della sagrestia, chiamando:”Don Ca..!”e fingendo di rimanere senza parole.
La sorpresa di entrambi li ha portati ad interrompere quel coito proprio poco prima di giungere all’acme del piacere da urlare sotto lo sguardo severo degli Angeli e dei Santi tutti; ma il loro desiderio li aveva portati troppo in là perché potessero protestare quando dissi loro:”Bene, credo a questo punto che si rischierebbe di sapere la cosa in giro se non ci fosse una ‘ricompensa’ anche per me, no?” sorridendo benevolo.
I due libertini sembrarono sollevati e la donna ‘devota’ con un cenno mi fece capire che avrebbe accontentato anche me (chissà quanti peccati aveva da farsi perdonare, povera lei!), dicendomi di avvicinarmi.
Tirai fuori l’uccello, già ben duro e lubrificato in punta dal maneggiamento precedente e, trovando il culo occupato dall’attrezzo di Don Carlo- il buongustaio amava particolarmente la sodomia, pratica del resto che aveva dapprima subito per anni, in seminario, e di cui era poi diventato un solerte dispensatore, a sua volta, negli anni del sacerdozio, indifferentemente rivolgendola a uomini o donne, vecchi o bambini, nubili o coniugate- lo ficcai con forza in bocca alla penitente, stantuffando su e giù e chiedendole di insalivarlo ben bene.
Lei non attendeva altro che un secondo attrezzo da cacciarsi dentro (anzi, sono certo che se fossero arrivati anche i due chierichetti che di lì a poco avrebbero aiutato Don Carlo a dire messa, ci sarebbe stato posto anche per i loro giovani cazzi, per una volta impegnati attivamente ‘come natura vuole’ anziché sottoposti alle attenzioni del religioso!), per cui mugolò con gusto e si fece scopare la bocca come poche troie prima d’allora avevano fatto!
Mentre Don Carlo ripeteva le sue orazioni meccanicamente, lo vidi colpire con violenza il culo della pia donna con un calice che aveva lì a portata di mano, dicendo:”Esci da quel corpo, Satana! Esciiiii!” forse perché in due si stava un po’ stretti e voleva l’esclusiva di quello splendido e accogliente posticino.
Mentre strapazzavo una tetta della peccatrice, sborrai direttamente in faccia a lei e vidi con neanche tanta sorpresa Don Carlo uscire sveltamente dal culo della donna e precipitarsi a lappare con ingordigia il mio seme dal viso di lei, ripetendo che non va buttato niente, perché è peccato mortale e che se avessi osato rifarlo in futuro un’altra volta, mi avrebbe costretto a passare intere giornate a pregare per ottenere l’assoluzione dai miei peccati (aveva capito anche lui che da quel giorno in avanti avremmo sempre confessato in due quella donna!).
Mentre suggeva il mio nettare bianco dal viso della donna, Don Carlo si masturbava furiosamente; quando fu sul punto di eiaculare, avvicinò alla sua cappella in fiamme il calice che aveva prima usato per percuotere il culo della donna, si svuotò lì dentro e, dopo averci pisciato e aver chiesto a me di fare la stessa cosa, impose alla pia donna di berne il contenuto per ottenere un’assoluzione immediata.
La libertina mascherata da madre di famiglia eseguì l’ordine senza batter ciglio e compresi dunque che non doveva essere la prima volta che si confessava in quel modo!
Con una mano beveva la bevanda dissetante, con l’altra eseguiva un furioso movimento circolare attorno al suo enorme clitoride (sembrava un bel cazzetto in tiro, tanto era grosso!) fino a che, in coincidenza con l’ultima goccia di quel nettare, non la sentimmo gemere e bestemmiare ad alta voce, tanto che eravamo già pronti a incularla per punizione e per liberarla da quel nuovo peccato mortale!
Si era fatto tardi; ci rivestimmo e decisi di tornare a casa senza confessarmi.