Lavoravo in una piccola azienda di informatica formata da cinque persone: oltre a me altri due dipendenti il titolare e la moglie, Ruggero ed eravamo all’avanguardia come dotazione in questo settore.
Tra le varie attrezzature macchine fotografiche digitali e tutti i programmi per la gestione delle fotografie digitali e avevo capito da subito la potenzialità di tale strumento e dato che a quei tempi i costi erano notevoli le utilizzavo per utilizzo personale.
Quando mi presentai a casa di Marika con quella macchinetta che poteva immortalare i nostri momenti intimi senza bisogno di passare dal fotografo ne fu così entusiasta da volerla provare subito. A Marika è sempre piaciuto mostrare e mostrarsi ora che poteva farsi pure fotografare senza il problema di dovere sviluppare la pellicola era il massimo. Avevamo poi organizzato una domenica di fuoco approfittando dell’assenza dei suoi da casa: lei voleva fare l’amore sul lettone dei suoi ed io non solo la accontentai ma documentai il tutto con la fotocamera.
Il lunedì mattina arrivai presto in ufficio e portai le foto sul mio computer e le caricai su un cd per poterle vedere la sera insieme.
Controllai e cancellai le foto dalla macchinetta e la riposi al suo posto.
La sera mentre stavo uscendo Ruggero mi chiamo nel suo ufficio. Avevo visto che era rimasto chiuso in ufficio con la moglie ma dato che succedeva spesso non ne avevo fatto una grande attenzione.
“ Sandro” – mi disse con fare serio “ mi spieghi queste?”
Mi girò lo schermo e comparvero tutte le foto che avevo scattato la domenica. Avrei voluto sprofondare e non dissi una parola .
“Le hai salvate anche sul server .Se ne accorta mia moglie…”
“Io –dissi- posso spiegare”
“Voglio che mi dici che cazzo ti passa per la testa , a me a mia moglie. Non voglio che nessuno sappia di questa cosa all’infuori di noi. Perciò per evitare qualsiasi cosi ti aspetto a casa mia alle nove e cerca di essere puntuale. Che forse convinco mia moglie a non licenziarti.”
Col groppo in gola andai all’appuntamento pensando a come avrei giustificato a casa di aver perso il lavoro.
Non ero mai stato a casa del capo. Abitava in una villetta in una zona tranquilla della città.
Quando entrai sua Ruggero mi accolse un po’ burbero e mi disse “ Anna è arrivato il nostro ospite. Preparati”.
“Sai Sandro. Fino ad oggi ti ho sempre considerato come un figlio. Però oggi ho capito che non posso considerarti tale.”
“Io vorrei dire…”
“No- mi disse – parlerai a tempo dedito. Sai oggi mia moglie ha visto quelle foto e ne e rimasta molto molto turbata.
Tu nudo con quella ragazza che fate quelle cose. Ma un po’ non ti vergogni. E poi se quelle foto invece di vederle noi le vedeva qualcun altro? In che casino finivamo”
“Bisogna essere più discreti- disse la moglie che era giunta alle mie spalle.
Mi girai e la vidi che stava con una sottoveste nera leggera e con un baby doll molto sexi.
Guardai lei, guardai lui e non capivo.
“Sai – disse Ruggero – avevamo già pensato a te, come nostro amante. Ma ci sembravi troppo un bravo ragazzo.”
“Invece..." disse Anna, mettendomi una mano in mezzo alle gambe.
Ci spogliammo in salotto tutti e tre nudi e lei comincio a prendere il mio cazzo in bocca e poi quello del marito per poi prenderli entrambi in bocca.
Poi mentre spompinava il marito io mi avventai sulla sua passera pelosa e comincia a leccare e ad infilargli dentro prima uno due dita poi l’intera mano.
Cambiavamo spesso posizione e durante uno di questi scambi, mi capito davanti al viso il cazzo di Ruggero e me lo presi in bocca.
Anna sentii che rise di gusto e disse qualcosa a riguardo. Poi mi girai e Ruggero me lo infilo dritto nel culo e mentre Anna si infilo sotto di me e comincio a leccarmi il cazzo e le palle.
Quando fini di incularmi passammo ad Anna. Lei si sedette sopra di me e comincia a scoparmela.
Lei continuo col suo movimento fino a quando gli venni dentro.
Poi non ancora soddisfatta si mise alla pecorina e fece venire anche il marito.
Finito ci guardammo e ridemmo e Anna disse “ Penso che dovremmo sgridare anche la porcellina che compare nelle foto” “ Si – dissi – potremmo fare anche domani sera” ed infatti la sera dopo eravamo in quattro a giocare.