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Ninfomane_una cosa a 3

           di sabrisexy

 Scritto il 03.03.2010    |    Visualizzazioni: 15.474  |    Votazione 7.3:

Eccomi a scrivere un altro racconto, accaduto 3 mesetti fa, piuttosto rilevante e direi strano. Una situazione assolutamente non comune che se siete cuoriosi di conoscere vi basterà leggere.
Io sono Sabrina, una donna di 40 anni, sposata, con un figlio di 22, bellissimo ragazzo. Io sono mora, fisico atletico e invidiabile, mio figlio biondo, occhi azzurri, anche lui un bel ragazzo e che ho avuto la (s)fortuna di avere come amante, e lo è tutt’ora. Racconto episodi significanti ed importanti, se volete capire un po’ di più di me leggete anche gli altri racconti. Spesso nella mia vita ho avuto momenti in cui la mia voglia di piacere mi faceva perdere il senso della ragione e mi ritrovavo in situazioni icredibili e bizzarre, che molte persone non si immaginerebbero neanche, ed ecco qui un’altra dellle mie vicende sessuali.

Le cene fuori casa erano numerose e ben gradite: sia io che mio marito avevamo un sacco di amici, mio figlio a volte non veniva, ma spesso ci degnava della sua presenza essendoci altri ragazzi della sua età. Ci piaceva uscire tutti insieme, mangiare e stare in compagnia, in particolare le domeniche sere. Mio marito, come ho detto, fa il medico e causa lavoro si trova spesso a convegni in altre città e resta vari giorni fuori, cosa positiva per me e per mio figlio, ma certe volte anche negativa, ad esempio quando ci tocca andare a cena fuori senza di lui. Io, commessa, non ho certo di questi problemi e mi ritrovo spesso a tornare a casa molto tardi. Così come spesso accadeva una mia amica mi chiamò a cena, invitando anche mio figlio che non voleva affatto venire ma che alla fine costrinsi, dato che la mia amica era un po’ noiosetta e almeno mi sare sorbita con lui quella serata, con alla fine un bel premio per lui, e certo sarebbe stato anche per me. Ci vestimmo bene, come si va di solito al ristorante e arrivammo come al solito tardi. Mio figlio era visibilmente annoiato già prima di arrivare e non si era interessato a conciarsi troppo elegantemente. Io invece, che mi piace esibirmi e dare il più possibile nell’occhio, mi ero messa un vestito “lungo”, di quelli che fanno anche da gonna, ma che arrivava a malapena sotto l’inizio della coscia e che dovevo sempre tirare giù. Sotto due calze viola, tacchi a spillo, sciopero delle mutandine e sopra una grossissima scollatura.
Arrivati entriamo nel pub, uno di quei posti con tutti i tavolini di legno, piedi di casse di birra. Posato il cappotto mi accorgo di quanto il mio abito facesse effetto: tantissimi sguardi si rivolgono su di me, che mi levo la giacca,
facendo vedere a tutti le mie belle gambe e le mie figure, e che la appoggio. Mentre mi muovo cerco di assumere i soliti atteggiamenti da troia, stando attenta a non far alzare la gonna, essendo già arrivata ai limiti della decenza, cosa che avrebbe fatto ingelosire varie mogli. Chiesto al cameriere un tavolo ci fece strada, spogliandomi con gli occhi e ci diede un bel tavolino dove attendemmo la nostra amica che non tardò ad arrivare. Questa mia amica ha la mia età, è un po grassottella e non la desciverò dato che non parteciperà troppo al racconto, vi dico solo che era una gran noia. Ero seduta su un divanetto a muro vicina a mio figlio e al mio fianco,solo seduta su una sedia, la mia amica. Dal mio posto potevo essere vista e vedere 4 tavoli, dove erano seduti due coppie sposate, in uno due donne e nell’altro dei ragazzi giovani. Gli occhi dei mariti mi fissavano intensamente, soffermandosi sul seno ben visibile e sulle gambe, un po’ nascoste nell’ombra e accavallate, così da copire la mia nudità. I ragazzini davano ogni tanto qualche occhiata, incuriositi forse dalla bellezza di una donna più grande, una delle due donne, molto bella, capelli rossi e sui 35 anni mi osservava curiosa. Un po’ intimidita dallo sguardo di quella donna, abituata solo ai maschi vogliosi di un buco in cui inserire il loro arnese fui disturbata dal cameriere. Quando dovevo ordinare sentii una mano infilarsi sotto il lato della gonna dalla parte di mio figlio, invisibile poichè coperto dal tavolino e nell’ombra e mi fece sussultare. Rossa in viso, feci fatica ad ordinare, resistendo il più possibile al tocco forte e deciso di mio figlio. Cercavo di staccarlo ma la sua mano mi aveva fatto bagnare tutta, spargendo i miei umori anche sul divanetto e mi risulatava difficile parlare con la mia amica, senza contare che di li a poco sarei presto scoppiata. Cercavo di non farmi scoprire troppo, anche se i tavolini alla nostra destra potevano vedere e intuire abbastanza bene quello che stava succedenso, e uno solo di qui tavolini era occupato, per fortuna, dalle due amiche, dove la rossa pareva interessata a quello che stava accadendo. Per fortuna mio figlio è porco, ma non stupido, e si limitò a caricarmi di voglia di piacere, senza farmi scoppiare, risparmiando così una scena scandalosa nel pub. La cena proseguì, lasciai altre volte che mio figlio mi toccasse, facendomi bagnare sempre più le calze, che si erano scurite nei bordi e il divanetto, da dove incominciavano a scendere fino a terra i miei umori. Gli sguardi degli uomini erano insistenti, così quelli della rossa. Per accontentarli spesso facevo movimenti che facevano muovere per bene il mio seno, fare cadere una spallina e fare vedere buona porzione delle mie tette, allargare le gambe facendo intravedere l’assenza delle mutandine e facendo immaginare il resto. Ero abituata a quelle situazioni e con il tempo avevo imparato a controllarle, a fare veri gesti da puttana che ai maschi piacciono tanto, come far cadere un fazzoletto e raccoglierlo, mettendo in bella vista l’intero seno, fino ai capezzoli che si intravedevano duri sotto il vestito. Anche solo il tirare giù il vestito o alzare le calze eccitavano da morire i miei osservatori. La cosa che più mi incuriosiva era la donna, che mi fissava costantemente, che vedeva l’operato di mio figlio e osservava come compiaciuta. Così cenammo, gustandoci la pizza e anche la birra che ci fece girare anche un po’ la testa, finchè la mia amica non se ne andò, pagando il conto, e noi invece restammo con la scusa che avremmo preso un dolce. Rimanemmo un po’ a parlare, e osservai meglio la donna con i capelli rossi, che mi fece vedere bene che anche a lei non piaceva portare le mutandine. Era bella, dimostrava un po’ più anni di me, ma era magra, aveva belle forme e si vestiva come piaceva a me, gonna calze e camicia. Mi assentai un secondo per andare al bagno, che dopo le varie birre mi chiamava. Tornata mio figlio disse che era il suo turno e si diresse anche lui a svuotarsi. Passati 10 minuti sento squillare il cellulare e vedo un nuovo messaggino di mio figlio.
“Vieni in bagno donne, veloce”
Già intuendo cosa voleva mi sbrigo ed entro. Appena chiudo la porta mio figlio mi chiama ed entro in una delle porte. Ma una volta dentro mi accorgo della 3 figura: la donna con i capelli rossi.
“Ok mamma ora ti spiego”
Curiosa lo ascoltai e scoprii che mentre ero andata al bagno si erano messi d’accordo, perchè lei era bisessuale, e si sarebbe concessa se avessimo fatto una cosa a 3 e mio figlio, senza sentire il mio parere, aveva accettato. Io non sono lesbica, e a parte un occasione da piccola, che racconterò, non avevo vere esperienze con le donne, e volevo rifiutare. Ma qualcosa dentro di me mi spingeva a valutare meglio quella strana proposta e incuriosita al massimo accettai, un po’ preoccupata. Quei bagno non erano certo il posto ideale e la rossa,che si chiamava Daniela, ci disse che conosceva un posto adatto, all’aperto ma dove non sarebbe assolutamente passato nessuno. Così, prese le nostre cose, uscimmo dal ristoranto, fuori era freschetto ma si stava molto bene senza il giubbotto. Seguendo Daniela, che come me era abile nello sculettare, passammo un cancello e arrivammo in una specie di parco, dove camminammo per altri 10 minuti. Alla fine arivammo in un luogo abbastanza buio, illuminato a malapena da un lampione vicino, dove c’era una specie di rimessa per gli attrezzi e, dietro, una panchina messa in un angolo, che sarebbe stata impossibile da vedere se non si conosceva la sua esistenza. Daniela si sedette, lo stesso feci io. Eravamo tutti e tre un po’ a disagio, cosa dovevamo fare? Come dovevamo comportarci? Mio figlio allora si spogliò, rimanendo in calzetti e ci guardò, come invitandoci a fare la stessa cosa, la sua asta dritta, la cappella viola, che pregava di essere accarezzata. La mia mano la sfiorò, lo stesso fece Daniela. Le sue mani poi passarono a me, mi toccarono come per assaporare quello che avrebbe mangiato, mi tolse la cinta e così l’abito. Mi osservò attentamente, compiaciuta, prima me poi mio figlio. Le sue mani continuarono il loro viaggio e lentamente continuavano a togliere pezzi, passando dalle scarpe al reggiseno. Poi mi guardò invitandomi a fare la stessa cosa e io, un po imbarazzata, levai camicia, reggiseno e gonna, lasciando quella donna nuda vicino a me. Era più bella di come si poteva immaginare, la pelle era liscia e le sue forme eleganti. Il seno più piccolo del mio, ma molto più delicato, il sedere era leggermente segnato dalla cellulite, ma rimaneva lo stesso perfetto, a differenza di me aveva dei peletti sopra la passera. Bella donna. Mi attirò a se, prendendo con una mano il mio seno, con l’altra il cazzo di mio figlio. La Sua testa si avvicinò alla mia, le sue labbra si schiusero, stavo per baciare un’altra donna e l’idea mi cominciava a piacere: sentii le sue labbra toccare le mie, la sua lingua contorcersi con la mia, le nostre salive mischiarsi e cadere sui nostri corpi avvinghiati, un profondo calore dentro di me. Le sue mani mi avvolgevano, mi toccavano il seno e il sedere, mentre le mie cominciavano a fare la stessa cosa. Poi, quasi triste, sentii che si staccava. Allora mi ricordai di mio figlio che intando con le sue mani stava toccando Daniela. Io allora baciai anche lui e non ci misi troppo a inginocchiarmi, felice di prendere il suo cazzo in bocca, grosso, saporito. Era caldo e pulsante, volevo piacere e io glielo avrei dato, la mia gola lo avrebbe soddisfato, la mia lingua lo avrebbe avvolto. Mentre mi spompinavo mio figlio sentii qualcosa bagnarmi la figa, era la lingua di daniela, che si infiltrava tra le mie gambe, che aprii di più per rendere più facile il lavoro. La sua lingua era abile, si insinuava dove poteva, leccava con foza e provocava un piacere strano, che non avevo mai provato ma che mi piaceva un sacco. Forse perchè era una donna, forse perchè era propio brava ma presto i miei umori si riversarono nella sua bocca, che senza pensare inghiottì e poi mi fece assaggiare con un altro appassionante ed eccitante bacio. Mio figlio prese daniela e, messa a 90, incominciò a sfondarla di dietro, con forza, il buco abituato a essere rimpito. Vedere mio figlio che si scompava un altro mi piaceva molto. Mi infilai tra le gambe della donna, e inginocchiata guarda il suo buco rimasto vuoto. Era strano vederlo da un altra donna, bagnato. La mia testa si avvicinò, la mia lingua stava per fare una cosa a cui non era abituata. Le mie mani sul suo culo che sentivo scosso dai movimenti di mio figlio, le mie labbra si posarono e la mia lingua iniziò il suo lavoro. Il suo odore mi persuase, il sapore strano era molto forte e buono. La mia lingua si infiltrava dentro di lei, spingevo, per assaporare tutto quello che potevo. I suoi movimenti la portavano a spingere contro la mia faccia. Anche lei presto venne, facendo così assaporare i suoi umori, che si versarono anche su di me. Era arrivato il mio turno per godere veramente e mio figlio me lo mise senza esitazioni davanti, dove ero completamente bagnata. Come me prima Daniela mi leccò bene l’ano, passando la sua lingua dove poteva, per poi infilare un dito dentro mentre si toccava anche lei. Mio figlio non resistette troppo e venne con un’esagerata onda di sperma, io lo stesso, quasi insieme a lui, riversai tutti i miei liquidi su Daniela, Che feci venire io, toccandoci ancora un po’. Così alla fine ci ritrovammo esausti, nudi, su una panchina, completamente bagnati e sporchi dappertutto dei nostri umori. Restammo in un abbraccio, scambiandoci baci e carezze. Poi, vedendo l’ora avanzata, ci rivestimmo sporcando tutti i vestiti e dopo i saluti tornammo ognuno a casa sua.


Votazione del Racconto: 7.3
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