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Genere gay

dietro una webcam


di slut
scritto il 09-03-2010

Io e Claudio frequentavamo la stessa scuola. Lui aveva due anni più di me. Io facevo il primo e lui il terzo. Mi trovavo bene con lui e stavamo spesso insieme. A scuola sapevano tutti che eravamo due finocchi. Ci prendevano tutti in giro, ma a noi importava poco.
Un pomeriggio ero a casa di Claudio, ché i suoi non c’erano, e lui mi raccontò di aver scoperto una chat dove si collegava spesso con la webcam. Mi diceva che era piena di maschioni di ogni età che si facevano vedere in cam e che con un paio di loro lui si era pure incontrato. La cosa mi eccitava un mondo e cominciai a fare domande. Claudio mi disse che se volevo potevo provare anche subito da casa sua. L’unico cosa - mi spiegò - è che bisognava travestirsi. Si trattava di una chat dove gli uomini cercavano trans o travestite. Lui mi disse di aver fatto così e di aver ricevuto decine di contatti. Ci misi un secondo a convincermi e una ventina di minuti dopo eravamo già in chat tutti e due, vestiti come due troie in cerca di cazzi. Ci scegliemmo due nomi da donna: Selene (io) e Susy (Claudio). Da subito fummo inondate da messaggi. Tenevamo ogni finestra aperta, una accanto all’altra. Chattavamo contemporaneamente, ma dopo un po’ avevamo già individuato due o tre utenti che ci eccitavano di più. Alla fine, siccome eravamo in due, scegliemmo due maschioni che dicevano pure loro di essere appunto in due. Non erano italiani ma rumeni ed erano talmente arrapanti che decidemmo di accendere la web e di farci vedere. Cominciammo noi e dopo non molto accesero anche loro la cam. Io e la mia amica eravamo eccitatissime e quando ci fecero vedere i loro cazzi duri non capimmo più niente. Forse erano ubriachi o forse erano solo allupati. Ci chiamavano troie e volevano vedere i nostri culi, i nostri buchi e ci chiedevano di allargare le chiappe e di infilarci dentro tutto quello che avevamo di simile a un cazzo. Noi obbedivamo come due schiavette e loro ridevano e continuavano ad insultarci.
Uno dei due disse: “se veniamo lì, vi sfondiamo il culo”.
E la mia amica rispose sfacciata: “se siete tanto maschi, venite allora!”
Io rimasi senza fiato. Pensavo che scherzasse e invece no. La mia amica stava dando appuntamento a quei due rumeni senza chiedermi nulla. Quando vidi quei due che si rimettevano il cazzo dentro e che si stavano per alzare, capì che non si trattava più di un semplice gioco.
Claudio mi disse che funzionava così, se volevamo scopare.

Tempo una mezz’oretta e squillò il telefonino di Claudio. Erano
Adv
loro ed erano sotto casa.
Claudio mi disse di andare in camera da letto. Avrebbe aperto lui.
Io così feci. Sentivo le loro voci con quell’accento un po’ strano.
“ecco la troia che cercavamo” – sentì uno di loro dire.
Claudio faceva tutta la femminuccia e nello stesso tempo continuava a provocarli.
“e l’altra puttana dov’è?” – sentì domandare
“è di là sul letto che aspetta solo di essere scopata” – rispose Claudio
Avevo il cuore in gola. Avevo un po’ paura ma anche un po’ d’eccitazione.
Quando sentì le loro voci avvicinarsi, cercai di tirare il fiato. Non potevo far vedere che tremavo, se un attimo prima avevamo fatto le zoccole in chat!
Li vidi sulla porta e loro videro me. Non erano in due, come avevano detto, ma in tre.
In chat sembravano più giovani. Avevano invece sulla trentina. Bei maschioni sicuramente, ma di sicuro non troppo rassicuranti.
Uno di loro venne verso di me che ero accomodata sul letto, mi tirò a sé e mi disse a pochi cm dalla mia faccia: “guarda che bella puttanella! …. E che bocca da pompinara …. Ho io qualcosa per te, puttanella”. E mi diede uno spintone facendomi ricadere indietro sul letto.
Vedevo intanto la mia amica che faceva la troietta con un altro dei tre. Lui gli strofinava il pacco dietro il culo e la teneva immobile, dicendole: “adesso ci divertiamo! Senti che bel cazzo che ti aspetta!”
Mi rendevo conto che non sarebbe stata una passeggiata. I tre uomini cominciavano ad avere qualcosa di sinistro. Claudio non sembrava forse rendersene conto. L’uomo dietro di lui comincio ad alzargli la minigonna e le sue mani palpavano con forza il suo culo liscio e tondo. La vista del perizoma lo fece trasalire. “Guarda che culo da troia che ha questa qui!” – disse. E piegò il mio amico a 90° mentre gli spostava il filo del perizoma e mostrava il buco all’altro rumeno che era lì vicino. “Questa ce la inculiamo bene bene. E’ abituata a prendere cazzi!”. “Si le sfondiamo il culo a questa troia” – rispose l’altro.
Il terzo prese me e mi sbatté la faccia sul suo pacco gonfio. “Senti che bello! Sta scoppiando! Adesso me lo succhi, capito puttana?” – fu quello che disse a me. Cominciò a sbottonarsi i pantaloni, se li abbassò e vidi la forma del suo cazzo esplodere da sotto gli slip. “Ti piace, troia?”. Feci un cenno con la testa. “Dillo, ti piace, troia?” – ripeté alzando la voce.
“Si” – risposi per forza
“Non ho sentito, puttana. Dillo più forte. Voglio il tuo cazzo! Dillo”
“Si, voglio il tuo cazzo!” – dissi io.
“Avete sentito? La puttana vuole il cazzo!” – disse quel tizio ai suoi amici
Uno degli altri due si staccò dalla mia amica e venne verso il letto, si calò i pantaloni, tirò fuori 23 cm di cazzo e disse: “ Bene, comincia a succhiare questo di cazzo, allora!”
Mi prese di scatto, mi avvicinò il cazzo alle labbra e mi costrinse ad aprire la bocca. Avevo tutto il suo cazzo in gola e lui lo spingeva sempre più a fondo, tenendomi la testa ferma e una mano sotto il mento. Sentivo quell’arnese scivolarmi in gola e quasi soffocavo. Ma loro godevano e se la ridevano.
“Che gran succhia cazzi la ragazzina!. Meglio di una femmina! Si vede che ne ha succhiato di uccelli!”
Un istante dopo anche la ma amica fu buttata sul letto e anche a lei toccò la stessa sorte.
“Succhia! Vediamo chi è più brava, tu o la tua amica” – diceva il ragazzo che stava scopando Claudio in bocca.
“Bella lotta! Sono due gran bocchinare!” – si dicevano tra loro.
Ogni tanto si scambiavano qualche parolina in rumeno, ma credo che fosse solo per dirsi qualche porcata tra di loro che noi non dovevamo capire.
Quando invece si trattava di umiliarci o di darci ordini, parlavano italiano.
A turno, si davano il cambio, per cui ci toccava succhiare tutti e tre i cazzi, uno alla volta, oppure due alla volta.
Avevamo già la gola in fiamme e le lacrime agli occhi. I loro cazzi erano notevoli e ce li infilavano tutti in gola, fino a farli quasi scomparire nelle nostre bocche.
Intanto ci avevano strappato tutti i vestiti di dosso. Ci erano rimaste solo le autoreggenti, che a loro evidentemente eccitavano, perché facevano molto troia.
Sentivo le loro mani su tutto il mio corpo, fin quando uno di loro non mi prese per i fianchi da dietro e mi mise a pecorina. Continuavo ad avere il cazzo in gola di quello che mi stava scopando la bocca, ma intanto sentivo di averne un altro che mi stava per fare il culo.
“Mettiglielo in culo a questa puttanella! Tutto dentro! Sfondagli il culo” – diceva quello che era davanti a me.
“Si! Che bel culo da troia! E’ stretto ma adesso glielo allargo io!” – diceva l’altro.
Sentì la sua cappella sfregarsi contro il mio buco e lui che ogni tanto ci sputava sopra, per poi spalmarmi di nuovo la saliva sul buco con la sua cappella dura. Ad un tratto, capì che stava per infilarmelo dentro. Lo sentivo far forza e spingere. Mentre sentivo la cappella entrare, lui godeva come un animale: “Siiiiii, prendilo dentro! Adesso te lo sbatto tutto nel culo! Apriiiii …. Fatti scopare, troia!” – diceva.
Il dolore era forte. Avrei voluto gridare, ma riuscivo solo ad ansimare, perché avevo un cazzo enorme che mi chiudeva la bocca. Sentivo solo le voci di quei due che si incitavano l’uno con l’altro.
“Che puttanona, un cazzo in gola e uno in culo! Sei proprio una gran mignotta!”
“Si, adesso glielo sfondo questo bel culetto!”
“E’ solo l’inizio, troia. Poi ti scopo anch’io e ti faccio urlare come una cagna” – era quello che si dicevano.
Claudio intanto era impalato sul cazzo del terzo rumeno che se la stava chiavando con una forza inaudita.
La scena sembrava surreale. Quei tre rumeni sembravano indemoniati, o forse era soltanto parecchio tempo che non scopavano. Non lo so.
Claudio urlava di piacere e anch’io stavo godendo. Dallo specchio accanto al letto vedevo tutto. Quei tre uomini ci stavano scopando come due puttane da marciapiede.
Ci sdraiarono tutte e due sul letto a faccia in su, una da una parte e una dall’altra. Le nostre teste erano vicine, una accanto all’altra. Ci sollevarono le gambe e ci infilarono di nuovo i loro cazzi in culo, facendoci gridare di piacere. E più ansimavamo e più ci affondavano i loro uccelli dentro. Il terzo di loro ci metteva il cazzo in bocca, prima a me e poi alla mia amica. Faceva leva con tutto il corpo, fin quando il suo cazzo non spariva nelle nostre gole e poi lo tirava fuori di nuovo, come se stesse scopando una fica. Quando lo tratteneva tutto dentro in gola, era allora che l’amico che ci stava inculando aumentava il ritmo in maniera forsennata. Non erano neppure gridolini … erano gemiti tra il piacere e il dolore.
“Puttane! Vi insegniamo noi a giocare coi cazzi di tre rumeni!” – erano i loro insulti.
“Ve lo ricorderete a lungo!”
“I vostri amichetti non vi sanno scopare così!”
“Ci vogliono i rumeni a scopare voi puttanelle italiane!”
I tre si davano spesso il cambio. Provai tutti e tre i cazzi. Ormai quasi non li distinguevo più, a parte uno dei tre che era più grosso degli altri ed era di quello che usava più forza quando inculava.
Si dissero qualcosa in rumeno.
E poi ….. in italiano “adesso la riempio di sborra a questa troia!”
“Si, sborrale in culo. Tutto dentro”
L’uomo dentro me cominciò allora a sbattermi come un animale e ad ansimare sempre più forte: “Prendi troia! Adesso ti metto incinta! Ah Si vengo!”.
In quell’istante mi sentì piena di quella sborra calda e subito dopo anche quello che si stava sbattendo Claudio gli sborrò in culo.
Sentì il cazzo uscire e la sborra colare dal buco. “Guarda quanta sborra ha questa troia nel culo” – disse il rumeno che mi aveva scopato all’altro. “Adesso me la inculo io e finisco di riempirla” – rispose l’uomo che fino a quel momento ci aveva scopato la bocca. Mi girò a pancia all’ingiù, mi allargò le chiappe e mi infilò il suo uccello dritto in culo. Il mio buco era larghissimo ormai e la sborra dell’altro favorì l’inculata. Mi sbatté più forte che mai ed aveva il fiato ansimante. Un minuto e lo sentì irrigidirsi e gridare: “Ahh prendiiii”. Tirò fuori il cazzo, mi girò a pancia in su e mi infilò il cazzo in gola che ancora gocciolava: “Lecca troia! Puliscilo!”.
Il terzo rumeno mi alzò le gambe e vide lo sperma degli altri due colare dal mio buco. Avvicinò la cappella, raccolse la sborra, la riportò vicino al buco e poi mi affondò l’uccello in culo, facendomi rientrare quella sborra dentro. Prese anche lui a scoparmi con forza e quando sentì che stava per venire, tirò fuori il cazzo, mi prese per i capelli, mi disse: “apri la bocca, troia!” e a quel punto mi sborrò sulla lingua e mi ordino di bere: “ingoia, puttana! Ingoia”

Quando quei tre se ne andarono, uno disse:
“… e non finisce qui. E’ solo l’inizio”

La storia è vera. Se volete saperne di più o volete “approfondire” magari dal vivo, scrivete a hotpleasure2003@yahoo.com

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