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Genere incesto

CONSOLAZIONE - Capitolo 3


di sweetpotage
scritto il 07-03-2010

CONSOLAZIONE - Capitolo 3
Di: Sweetpotage

Più tardi pranzammo, parlando pochissimo, poi Daniela mi servì il caffè in soggiorno e si ritirò in cucina per rigovernare.
Lei era stata silenziosa benché sorridente e affaccendata attorno a me avvolgendomi, come a colazione, di attenzioni e tenere cure. Io ero stato altrettanto silenzioso poiché avevo difficoltà a spiegare il suo ed il mio comportamento e continuavo a chiedermi se non stessi facendo cose profondamente sbagliate.
Mi chiedevo, ad esempio, perché lei fosse tanto affettuosa nei miei confronti, molto più che affettuosa anzi, visto che mi dava baci che non erano certo da normale rapporto zio-nipote, che si lasciava ammirare seminuda e che non aveva problemi nell’accettare di essere sfiorata nella sua più preziosa intimità.
Mi passarono per il capo pensieri di ogni tipo, fino a quello che lei potesse essere una specie di ninfomane, ma li respinsi uno ad uno con sdegno o con orrore.
Aveva pur detto di volermi bene, ma un tale sentimento giustificava tanta intimità?
Non seppi rispondermi e depositai anche quella domanda sul cumulo di tutte quelle che si erano assommate nelle ultime ore.
Finalmente, verso le due e mezza fece ritorno a casa Anna che per prima cosa si precipitò a salutarmi con un bacio caloroso ma, fortunatamente, meno impegnativo di quelli di Daniela. “Ce l’ho fatta a sganciarmi finalmente – ansimò trafelata – una riunione dopo l’altra da questa mattina alle nove, ma finalmente sono a casa e ho dato ordine di non disturbarmi neppure se dovesse prendere fuoco la società”
Mi diede un’occhiata critica e poi chiese “Hai pranzato?”
“Ottimamente – risposi – Daniela è una brava cuoca”
“Bene, sono lieta di vedere che stai meglio… ora vado io a mettere qualche cosa nello stomaco; sono andata avanti per tutto il tempo a forza di crackers e di caffè… Poi, se ne hai voglia, parleremo”
Sparì come un fulmine, la udii salutare Daniela e poi immergersi con lei in un fitto parlottio di cui non compresi una parola e che certo non volli disturbare.
Sentendomi più rilassato per il solo fatto che Anna fosse tornata e che non fossi più solo in casa con Daniela, mi sentii assalire dalla sonnolenza e credo anche che dormii per una mezz’ora col capo appoggiato allo schienale della poltrona in cui mi ero sistemato.
Mi svegliai, credo disturbato da un rumore di lavori nel condominio, e poco dopo giunse Anna che si sedette in poltrona di fronte a me e si accese una sigaretta chiedendomi allo stesso tempo se il fumo mi desse noia. Risposi di no e allora lei me ne offrì una che rifiutai spiegando che avevo smesso di fumare già da tempo. Mi
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fissò con un’espressione strana, ma non fece commenti, aspirò avidamente qualche boccata di fumo e poi si rilassò “Alle volte una sigaretta mi ci vuole proprio; le tensioni sul lavoro non mancano mai e lì non posso fumare; è contro la legge, e, se iniziassi io, poi tutti lo farebbero.
Anna aveva preso nelle proprie mani le redini dell’azienda creata dal marito quando lui era deceduto e l’aveva fatta prosperare. Si occupava di sistemi di sicurezza sia privati che aziendali e il lavoro non era mai mancato, anzi il giro d’affari si ampliava di anno in anno. Sapevo che anche loro avevano fatto molti sacrifici all’inizio, subito dopo essersi sposati, ma erano stati entrambi d’accordo nell’affrontarli e la loro perseveranza era stata premiata.
Qualche difficoltà Anna l’aveva dovuta superare alla morte di Mario; un socio minoritario aveva tentato di prendere il controllo della società, ma lei non aveva ceduto e alla fine il tipo si era ritirato dichiarandosi sconfitto e cedendole la sua parte di azioni.
Ora lei era unica proprietaria e impostava la politica aziendale come meglio credeva, si era attorniata di una valida cerchia di collaboratori, ma teneva saldamente il comando nelle proprie mani sia grazie alle proprie capacità imprenditoriali, sia attraverso un rapporto con i dipendenti che escludeva qualunque familiarità ed era basato sul reciproco rispetto.
Anna era anche una bella donna, anche se, dopo la scomparsa prematura del marito, si era un po’ appesantita. Bruna corvina, almeno quanto la figlia era bionda, era pure lei alta, ma, a differenza di Daniela le sue forme erano decisamente giunoniche: uno splendido seno, fianchi ben modellati e un sedere da modella di Rubens. Gambe lunghe, ma piene, sode, tornite, con cosce splendide che, specie quando accavallava le gambe, indossando una gonna corta, rappresentavano uno spettacolo indimenticabile.
Aveva 41 anni, perciò 9 più di me, e da piccoli mi aveva fatto quasi da mamma poiché i nostri genitori erano mancati molto presto ed eravamo stati allevati da una zia materna che però si occupava di noi solo quando non poteva proprio farne a meno.
Il legame fra Anna e me era dunque stato fortissimo anche dopo il suo matrimonio con Mario, che più anziano di lei di 8 anni, era stato per me come un secondo padre.
Il rapporto si era raffreddato un poco dopo il mio matrimonio con Luisa, non perché io lo volessi, ma perché mia moglie esigeva tutte le mie attenzioni. Quando Mario aveva avuto la disgrazia in montagna ero accorso al fianco di Anna per aiutarla e confortarla, ma avevo poi dovuto subire le ire di Luisa che mi aveva accusato di non avere più alcun interesse per lei. Aveva partecipato alle esequie solo perché l’avevo implorata di farlo, ma si era mantenuta distaccata dal resto della famiglia come se sentisse di non appartenervi.
Negli ultimi periodi del nostro matrimonio avevo creduto di capire il perché di tale comportamento: Luisa era gelosa di Anna, ma non per il nostro rapporto fraterno, bensì per gli agi in cui viveva, per i vestiti che indossava e, in ultima analisi, per il conto in banca di cui era titolare.
Anna finì di fumare e interruppe le mie introspezioni chiedendo “Ti va di parlare un poco, adesso Franco?”
“Sì, Anna, che mi vada o no, credo che sia necessario farlo, ma lascia che prima ti ringrazi per l’aiuto che mi hai dato e per le cure di cui mi hai circondato”
“Non parlarne neppure, tesoro; era il minimo che potessi fare… Vuoi iniziare tu?”
“Posso provare a riassumere tutte le cose che ho pensato di dover fare, vista la situazione che si è venuta a creare. In ordine di importanza credo che siano: Trovare un lavoro, cambiare casa, neppure io voglio più abitare là: troppi ricordi e troppi rimpianti,…”
“Scusa se ti interrompo Franco; per la casa non ti devi assolutamente preoccupare, né ora, né per il futuro. Abiterai qui con noi, di posto ce n’è tanto…”
“Non potrò rimanere qui per sempre. Metti che tu ti risposi, ne hai diritto e non ti mancheranno certo le occasioni, oppure che si sposi Daniela, sarei un intralcio e basta”
“Non dartene pensiero; per ora abiterai qui; né Daniela né io abbiamo intenzione di tirarci uomini in casa e forse in seguito ne capirai il motivo… vai avanti dunque”
“D’accordo, poi c’è il problema del rapporto legale con Luisa, voglio chiedere la separazione con colpa… e poi il divorzio; non voglio continuare ad essere sposato con lei e magari rimanere vittima di qualche brutto scherzo… Ma ci vorrà un avvocato; non so neppure dove lei sia andata a finire…”
“Non c’è problema, ti procurerò un buon avvocato e saprà lui come fare a rintracciarla e a trascinarla in tribunale. C’è altro?”
“Sì Anna. Avrei intenzione di chiudere il contratto di locazione dell’appartamento di Novoli, ma ci sono due problemi: credo che Luisa abbia con sé le chiavi e non vorrei che ci tornasse e combinasse qualche guaio, per cui magari potrei cambiare la serratura e poi ci sono i mobili: non so che farmene, ma non so se posso disfarmene, forse metà sono suoi e non vorrei che poi venisse a bussare denaro”
“Qualche cosa ci potrà dire l’avvocato, anche per il fatto di cambiare la serratura: bisogna vedere se è legale. Quanto ai mobili se vuoi li possiamo sistemare in uno dei capannoni della mia ditta. C’è posto in abbondanza e non ti costerà nulla, per cui potrai tenerceli finché non saprai con certezza come si muovono le cose”
“Grazie Anna, sei un tesoro… altro per ora non mi pare ci sia… la cosa più pressante per me è trovare un lavoro; non posso starmene tutto il giorno con le mani in mano, non farei altro che rodermi il fegato e coltivare brutti pensieri. Oggi Daniela non mi ha fatto uscire, ma da domani riprenderò il mio giro dei cantieri…”
“Non ti andrebbe di metterti in proprio?”
“Mi garberebbe sì, ma occorre del denaro, tanto denaro: intanto per le pratiche amministrative, poi per un automezzo, per l’attrezzatura e per un locale, sia pure piccolo, in cui fare base e sistemare un po’ di materiali e gli attrezzi”
“Beh, da domani ci guarderemo intorno per sistemare le cose… Caro fratellino non ti voglio più vedere sotto padrone, sfruttato come un clandestino. Tu sei bravo, sei uno specialista, sai fare qualunque lavoro di muratura, perciò come artigiano indipendente saprai farti valere e ti potrai creare una bella clientela. Non pensare al denaro, te lo anticiperò io, anzi, se vorrai, potremmo fare una società in cui tu lavorerai ed io baderò alla contabilità e agli impegni fiscali… che ne dici?”
“Dico che mi pare di sognare… poter tornare a lavorare con buone prospettive per il futuro è proprio quello che mi ci vuole per riprendere fiducia e dimenticare il passato”
“Bravissimo, è esattamente quello che mi auguro anch’io per te. Sai, tesoro, mi ero accorta da tempo che le cose fra te e Luisa non andavano per il verso giusto e mi ero anche accorta che io non le andavo molto a genio e che non voleva che mi intromettessi nei vostri affari, perciò mi sono sempre tenuta in disparte, ma ora… ora il mio fratellino avrà tutto l’aiuto della sua sorellona… sei d’accordo?”
“Ti ho già detto, Anna cara, che mi pare di sognare; sappi che sono disposto a qualunque sacrificio per raggiungere l’obiettivo, mentre prima… prima…”
“Non dire altro tesoro, non serve, ci siamo capiti alla perfezione…”
“Comunque Anna, voglio ringraziarti dal profondo del cuore per l’aiuto che mi stai dando e che mi hai promesso e mi impegno con tutto me stesso a ricambiare in qualunque modo tu ritenga possibile…”
“Grazie a te, allora, ma… sappi… che potresti già averlo fatto, addirittura in anticipo, di ricambiare intendo…”
“Temo di non capire cosa vuoi dire… cosa posso mai aver fatto? Ieri sera ero fuori di me e stamani non ho fatto altro che consumarti il soggiorno e mangiare e bere a ufo…”
“Caro giovanottino, credo proprio che sia venuto il momento che ti spieghi qualche cosa, sempre che non l’abbia già fatto quella impicciona di Daniela”
“Daniela? Che c’entra ora Daniela e, a proposito, che fine ha fatto?”
“L’ho spedita in camera sua con l’ordine di muoversi soltanto quando la chiamerò; se partecipasse a questa nostra riunione, vorrebbe mettere il suo beccuccio in ogni argomento e non la finiremmo più…”
“Comunque cosa c’entra lei?” domandai ancora, chiedendo nel contempo a me stesso cosa mai poteva aver raccontato alla mamma circa i miei incidenti di percorso
“Sai bene che è una chiacchierona, e mi risulta che ti abbia detto qualche cosa a proposito del mio risveglio questa mattina…”
“Ma sì, me ne ha accennato, che ti sentivi riposata e rilassata, o qualcosa del genere, ma non ho ben capito cosa intendesse dire”
“Già, già… e a me ha accennato di certe tue esuberanze… in un paio di occasioni…”
Arrossii violentemente e pensai che il mio soggiorno da Anna forse stava per terminare, poi lei riprese a parlare, ma solo dopo essersi spostata a sedere sul bracciolo della mia poltrona “Dunque tesoro, se per te va bene, facciamo conto che Daniela non abbia aperto bocca e lascia che ti spieghi io come stanno le cose…”
Si interruppe, io non fiatai non sapendo cosa dire e sentendomi come uno scolaro delle elementari di una volta in procinto di beccarsi un paio di colpi di righello sulle dita, e lei riprese “Dunque, torniamo a ieri sera sul tardi, dopo che ti mettemmo a letto. Verso le undici riprendesti a tremare sia pure nel sonno, e mi accorsi che eri di nuovo gelato. Non sapevo cosa fare, ma non mi andava di chiamare il 118 e allora pensai bene di farti da stufa. Mi misi a letto vicino a te, ti abbracciai e sperai di riuscire a scaldarti con tutta la ciccia che mi ritrovo addosso”
Feci per protestare, ma mi bloccò con un gesto e riprese “Ti tenevo stretto e ricordavo quando eravamo bambini e tu eri molto piccolo: alle volte dormii così vicino a te quando eri spaventato o infelice; comunque mi commossi e mi sentii anche felice perché eri di nuovo vicino a me e anche se soffrivi tanto ti eri liberato… di quello che sai”
Non commentai, ben sapendo cosa intendeva con quelle parole, e lei continuò a parlare mentre appoggiata con il fianco tondo e morbido alla mia spalla, mi accarezzava dolcemente i capelli “Credo che comunque mi addormentai presto, confortata dal fatto che mi pareva che tu stessi riprendendo calore. Mi svegliai in piena notte e tu eri caldo e dormivi profondamente. Dapprima pensai di tornarmene in camera mia, ma poi capii che se l’avessi fatto sarei stata in pensiero per tutto il tempo e di tanto in tanto avrei voluto tornare a vedere come stavi e allora rimasi. Ma ci fu anche un’altra componente nella mia decisione; erano due anni che non riposavo accanto ad un uomo; i primi tempi dopo la disgrazia Daniela veniva a dormire con me per confortarmi e ce ne stavamo magari per ore abbracciate strette a piangere insieme, ma… con un uomo mai. La tua vicinanza mi fece rimpiangere Mario, ma mi diede anche un conforto che mai avrei creduto possibile, mi fece risentire viva e donna. L’avvertire il tuo respiro e il battito del tuo cuore mi commosse ed anche mi eccitò. Non so se potrai perdonarmi per ciò che ora ti dirò, ma è la pura verità e non me ne vergogno. Ebbi curiosità del tuo corpo e ti accarezzai: prima il petto… sentii i peli sotto il pigiama e i capezzoli e i muscoli delle spalle e del torace, poi… scesi e passai la mano sotto l’elastico del pigiama e degli slip e ti sfiorai il ventre e poi ancora più giù fino a sfiorare il tuo pisellino che non avevo più visto e toccato da una infinità di anni, quando non eri ancora capace di fare pipì da solo. Lo trovai… era in riposo, ma lo sentii grande e forte ugualmente, e mi sentii orgogliosa di te e compatii quella donna che ti aveva abbandonato per non so quale squallida avventura e… poi mi eccitai…. Davvero. In quel momento ti muovesti e ritirai la mano, ma rimasi eccitata e quando il tuo respiro fu nuovamente calmo fui costretta a darmi sollievo e… non credo che serva che ti spieghi come…”
Io ero rimasto ad ascoltare, sbalordito, anzi sconvolto da quelle parole. Come era possibile che la mia sorellina avesse detto quelle cose, anzi… avesse fatto quelle cose?
Restai in silenzio e anche Anna tacque, continuando ad accarezzarmi i capelli, in attesa che comprendessi il suo stato d’animo e trovassi in me la forza per… ma per che cosa? Dovevo forse giudicare Anna ed emettere un verdetto di colpevolezza od assoluzione? Quale diritto avevo io per erigermi a giudice di una persona che evidentemente mi amava, che aveva sofferto molto più di me e che era rimasta a galla, a lottare, mentre io, senza di lei sarei affondato miseramente?
Commosso sollevai il viso verso di lei e vidi che mi fissava con ansia; non parlai, ma le passai il braccio attorno ai fianchi e la strinsi a me con forza. Sorrise e fu come se il sole si accendesse su una giornata tempestosa forando lo strato di nubi e illuminando la terra afflitta per darle luce e calore. Sorrisi a lei e la vidi bella, bellissima, più di qualsiasi altra donna che avessi mai conosciuto e seppi che non c’era nulla da dire, ma solo da accettare ciò che lei sentiva e ricambiarlo per quanto possibile.
Fu lei a parlare, chiedendo sommessamente “Ti ho sconvolto con le mie parole? Se sì perdonami, ma sono stata disperatamente sincera”
“All’inizio mi hai sorpreso, ma non sconvolto e non c’è nulla da perdonare e sono felice se ti sono stato di conforto; potrai sempre contare su di me…”
“Grazie, tesoro… ed ora lasciati rivolgere una domanda… E’ vero ciò che mi ha svelato Daniela? Che anche tu ti sei eccitato?”
Arrossii, ma feci di sì con capo per poi spiegare “E’ così Anna cara, ed anche più di una volta; la prima è stato quando mi ha svelato come mi avevate scaldato le mani e come tu avessi dormito accanto a me per scaldarmi il corpo nel tuo abbraccio. Fu una cosa improvvisa e non potei farci nulla… Mi trovai improvvisamente con… tu sai cosa in erezione e purtroppo Daniela se ne accorse”
“Già, me lo fece capire, magari con parole velate, ma comunque sufficientemente chiare. E tu? Tu come reagisti?”
“Io mi vergognai; siete sorella e nipote per me; come potevo comportarmi in quel modo? Ma non potevo neppure ignorare la dolcezza della cosa e il bene che ne derivava. Smisi anche di compiangermi e compresi che ero ancora vivo e che forse avrei potuto rifarmi una vita dimenticando il passato”
“E’ così che deve essere… e poi? Ci sono state altre volte?”
“Purtroppo sì. Daniela prese a girarmi intorno in sottoveste e con sotto quasi nulla. Io cercavo di non guardare, ma l’occhio continuava a cadermi sul suo seno o le cosce o il culetto e la cosa peggiorò quando mi venne vicino e mi baciò. Andò a finire che la baciai anch’io e ne trassi gioia. Naturalmente mi eccitai di nuovo, ma successe anche a lei perché prima sentii con le dita e poi vidi che si era bagnata… e non credo che fosse pipì”
“Me lo ha detto, sì, mi ha detto che ti ha fatto vedere come ti avevamo tenuto le mani per scaldartele e si è spinta la tua fin contro le mutandine e… la cosa le è piaciuta”
“Scusa Anna, non volevo approfittare di lei, della sua innocenza, ma sono un debole e non ho potuto resistere al suo fascino sincero; quando mi ha baciato ho sentito amore sulle sue labbra e ne sono rimasto incantato”
“Sarei curiosa di sapere cosa sentiresti sulle mie… vorresti provare con me, tesoro?”
Si chinò su di me e mi porse le labbra; indugiai un attimo poi ne fui attratto in modo irresistibile e la baciai. Lei era molto più esperta di Daniela, ma al di là di quello avvertii lo stesso calore sincero e mi aggrappai alla sua bocca come un naufrago ad un insperato salvagente trovato per caso in mezzo alla burrasca.
La strinsi più forte a me e lei mi si appoggiò con tutto il corpo; nel movimento l’orlo del vestito da casa che indossava le salì lungo cosce accavallate e me le trovai nude sotto la mano: erano calde, lisce e sensuali e misteriose; ne risalii la squisita linea interna e giunsi al punto in cui si congiungevano e non era possibile proseguire. Non tentai di forzarle, mi accontentai del loro contatto e… lei cambiò ancora posizione e me la trovai seduta sulle ginocchia, con il petto spinto contro il mio e le cosce ora divaricate. Ci stavamo divorando le labbra con i baci e l’eccitazione era altissima; spinsi la mano più in alto e la via era libera; giunsi alle mutandine e sotto le mie dita si materializzò il sensuale rigonfio della vulva, un rigonfio che mai avrei immaginato potesse esistere, che superava ogni più audace sogno erotico, che chiedeva a gran voce di essere accarezzato, esplorato ed amato. Nettissimo era il solco che separava le grandi labbra ed esso conteneva di certo un vulcano per il calore che ne emanava e una sorgente di vita per l’umido che aveva intriso la stoffa delle mutandine.
Rimasi con la mano contro quel contenitore di meraviglie e trattenni il respiro, quasi che qualsiasi minimo movimento potesse rompere l’incanto del momento.
Fu lei a romperlo, dopo lunghi minuti di tenerezza, sollevando la bocca dalla mia e chiedendo, con un filo d’ansia nella voce “Tesoro, ti piaccio, almeno un pochino?”
“Sei meravigliosa, sei stupenda – riuscii a dire con voce arrochita – io mi perderei volentieri in te… ma… sei anche mia sorella”
“E’ questo dunque che ti preoccupa? La nostra parentela? Ti ammiro e ti rispetto per questo, ma ci sono altre cose che devi sapere, tesoro mio e… solo che tu voglia te le dirò”
“Lo voglio” risposi a stento
“Ascolta allora – disse lei – ti devo parlare di cose che nessuno sa, neppure Daniela. La prima riguarda appunto il nostro rapporto di parentela e la seconda un testamento segreto che in qualche modo ti coinvolge…”
“Un testamento?” la interruppi sbalordito
“Sì, tesoro, ma lascia che ti racconti le cose a modo mio, avrai tempo dopo per fare domande, stupirti o indignarti… sei d’accordo?”
Feci cenno di sì e mentre, quasi contro la mia volontà, la mia mano prendeva ad accarezzarle l’interno delle cosce, andando ogni volta ad appoggiarsi con più forza al suo sesso, lei iniziò a raccontare.
“Ti ho detto che il primo segreto è quello del nostro rapporto di parentela; ebbene: non siamo fratelli ma fratellastri – sussultai, ma non la interruppi; lei si chinò a darmi un bacio sulle labbra, si spinse la mia mano nella fessura bollente e ve la tenne premuta e poi riprese – io lo seppi dalla zia una volta che era mezza ubriaca e non era in grado di controllarsi. Potrebbe anche aver mentito, ma non ne vedo il motivo. Tutti pensano che io sia nata prematura, ma il fatto è che quando mamma sposò il babbo era già incinta di me, e non per merito suo. In effetti io non so chi sia mio padre. Questo significa che siamo fratelli a metà, il nostro grado di parentela è meno stretto del previsto, ed anche il tuo con Daniela lo è. Forse questo non giustifica ancora che noi due ci si possa scambiare atti d’amore, ma c’è un altro fatto: che tu sei il primo uomo che ho amato; ti ho amato fin da piccolo e assieme all’amore fraterno c’era un’altra componente che allora non riuscivo ad identificare e che mi fu chiara solo di recente. Ho sposato Mario e l’ho anche amato molto e quando è mancato ne ho sofferto da morire, ma una parte della sofferenza era dovuta al fatto che tu non mi eri vicino come avrei voluto. Mario era geloso e possessivo e spesso abbiamo litigato per questo e io, da ultimo, facevo i confronti con te che trattavi con tanto riguardo e rispetto tua moglie e me ne sentivo gelosa e così cominciai a fantasticare su di te. Pensavo a quando eravamo bimbi e ti addormentavi fra le mie braccia e sognavo di poterti riavere vicino, pensavo al tuo pisellino che tante volte avevo preso in mano e immaginavo quanto fosse grande e virile adesso e desideravo poterlo toccare, e così per altre cose…
Dopo la morte di Mario questi pensieri si fecero più intensi, ma li tenni per me, tu eri sposato e, pur essendo consapevole delle vostre difficoltà di coppia, speravo sinceramente che poteste trovare una via serena di convivenza. Questo non è accaduto, tu ora sei qui e io spero che non te ne andrai più; ti amo come fratello e come uomo e sento di avere bisogno di te e… non sono la sola…”
Sollevai il volto guardandola con sorpresa, feci per dire qualcosa, ma lei non me lo consentì tappandomi la bocca con un bacio e facendomi sentire la lingua che mi accarezzava le labbra; trafficò con la mia mano e riuscì a far scivolera le mie dita sotto le mutandine e le scoprii, con indicibile emozione, immerse in un bollente laghetto di umori. Gemetti e l’erezione che da tempo mi affliggeva divenne più imponente e Anna se ne accorse perché sorrise dolcemente e mi alitò sulle labbra “Quando avremo finito di parlare daremo sollievo anche a lui; sei d’accordo tesoro?
Feci di sì con il capo, incapace di parlare, ma in grado comunque di farmi strada nella sua vulva perché due dita riuscirono a spingersi nella sua vagina calda e carnosa e furono accolte dalla stretta dei suoi muscoli vaginali. Gemetti ancora e Anna tornò a baciarmi e poi riprese a parlare “L’altra cosa che devi sapere, amore mio, è quella del testamento. Io lo scoprii un paio di mesi dopo la morte di Mario, chiuso nella cassetta di sicurezza in Banca. Trovai una busta con su scritto “Da aprire solo dopo la mia morte e soltanto da mia moglie Anna”. Incuriosita ed emozionata me la portai a casa, mi chiusi in camera, aprii la busta e lessi un foglio che era un testamento spirituale. Ce l’ho ora qui con me e vorrei che tu lo leggessi; te la senti?”
Trasse dalla tasca del vestito una busta, ne estrasse un foglio piegato in quattro e me lo aprì davanti agli occhi. Io tremavo per l’emozione, intanto di tenere quello splendido corpo tra le braccia, e poi di essere messo a parte di un segreto che mi coinvolgeva; le parole del dattiloscritto mi ballavano davanti agli occhi, ma riuscii a leggere.
La data era di quattro anni prima e diceva: “Queste mie volontà non riguardano i miei beni materiali, ma il futuro delle due persone a me più care: mia moglie e mia figlia. Se io dovessi mancare non vorrei che mia moglie tornasse a risposarsi e neppure vorrei che avesse avventure amorose di qualsiasi tipo. Sarò geloso di lei anche nella tomba e non posso pensare che un giorno, sia pure remoto, venga posseduta da un altro uomo. Mi rendo conto di chiedere molto, troppo forse, ma è quello che sento. Sono consapevole che è una donna bella e calda, e il sesso le mancherà ma se lei dovesse accoppiarsi con qualcuno, so che mi sentirei squartare l’anima. Esiste una sola persona con cui accetterei che facesse l’amore: si tratta di suo fratello Franco. So che lo ama molto e io gli voglio bene, lo rispetto e lo stimo: è una persona onesta e un buon lavoratore; lo sento vicino, lo sento come me stesso e non mi importerebbe se fra loro nascesse una storia.
Per quanto riguarda mia figlia, spero che mia moglie riesca a farla giungere vergine al matrimonio; spero che non cada vittima di qualche fannullone che la sposi per la dote, ma che trovi un buon ragazzo che l’ami veramente per quello che è: una splendida ragazza, onesta, sincera e laboriosa. Se potessi scegliere io il marito per lei credo che prenderei ancora Franco, anche se è suo zio; sono certo che lui saprebbe renderla felice.
Potrei sembrare fissato con questo Franco, ma, ripeto, queste parole mi escono dal cuore e sono totalmente sincero.
Spero anche che mai nessuno debba leggere questo mio scritto, ma è meglio essere prudenti.
Firmato: Mario”
Distolsi lo sguardo dal foglio e guardai Anna che chiese “Capisci ora, tesoro, cosa intendevo?”
“Sì, Anna, capisco… pare che noi siamo destinati l’uno all’altra: il destino e le ultime volontà di Mario ci hanno condotti a questo punto…”
“Vuoi tornare indietro o ritirarti? Puoi farlo se vuoi”
“E perdere te e… tutto questo?” E mossi appena le dita nella sua vagina ricevendone un’amorosa stretta come risposta
“Allora mi vuoi?”
“Sì Anna ti voglio… se tu vuoi me, ma rimane un dubbio: e il problema di Daniela?”
“Sono sicuro che potrai averci entrambe, amore mio; sapremo essere discrete e moderate; ti giuro che non te ne verrà alcun male”
“Sì ma lei… lei mi vorrà?”
“Hai dei dubbi dopo l’esibizione di questa mattina? Comunque puoi sempre chiederglielo”

Le rivelazioni avute stanno forse cambiando il modo di Franco di percepire il rapporto con Anna e Daniela. Sono due splendide donne amorevoli e desiderabili. Saprà vincere i suoi pregiudizi. Pare sulla strada buona, ma il seguito al Capitolo 4.

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