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Genere orge

Napoli per noi (4)


di dalnota
scritto il 18-02-2010

La scelta di difendere il nostro anonimato ci costò ben tre fine settimana. Meglio: mi costò. Perché Michela approfittava di ogni viaggio a Napoli per godere dei “servizi” di Ciro. E così visitammo Napoli in lungo e in largo.
Ci fu un solo episodio che merita di essere raccontato relativo a quei giorni. Fu quando un povero disgraziato approfittò dell’affollamento su un autobus per appoggiare l’uccello tra le chiappe di Michela!
Lei invece di lamentarsi, sbraitare o fare sceneggiate, glielo afferrò, senza nemmeno voltarsi, e glielo strofinò fino a farlo arrivare.
Quando scendemmo e ci voltammo ad osservarlo, la sua patta era vergognosamente bagnata (di sborra ovviamente) e la sua faccia un manifesto dell’imbarazzo. Michela gli sorrise amabilmente e aspettò che l’autobus ripartisse prima di voltarsi e raggiungermi. Grande troia !
La quarta volta finalmente Ciro aveva notizie per noi. Il “signore” accettava di incontrarci e di scambiare due parole con noi.
Antonio era un signore distinto, piuttosto in età (tra i 50 e i 60, giudicai ad occhio), dai modi estremamente raffinati. Un gran signore, insomma, come solo Napoli produce. Col tempo scoprii che era notaio e che “non poteva essere ricattato” (così si espresse) per cui viveva le sue passioncelle assolu-tamente alla luce del sole. Beato lui. In realtà l’inclinazione per certe scabrose situazioni non derivava tanto dalle sue naturali inclinazioni, ma piuttosto dall’accettazione di un dato di fatto.
“Vedi Giuseppe, io sono già abbastanza anziano e navigato. Finché ho potuto, mi sono dato un gran daffare. Poi è arrivata Maddalena nella mia vita. Io lo so che i soldi c’entrano molto nel nostro rapporto, e non mi sono mai illuso altrimenti. E lei è giovane e piena di fuoco. Cosa dovevo fare? Fingere che mi amasse e costringerla a scappatelle di nascosto che avrebbero umiliato entrambi, o accettare la situazione e magari trarne momenti di sincero godimento per entrambi? In fondo, vedo e sento che abbiamo sentimenti simili nei confronti delle nostre mogli, quindi ritengo che andremo veramente d’accordo”.
Nacque così un sodalizio che durò quasi dieci anni e che ci portò ad esplorare zone anche molto oscure delle nostre coscienze e dei nostri desideri.
E di questo renderò conto dettagliatamente.
Maddalena. Tipica bellezza del nostro sud, nerissima di occhi, capelli e pelo; dal seno rigoglioso ma non eccessivo; carnagione olivastra che l’abbronzatura rendeva quasi africana e che rendeva il contrasto con le parti non abbronzate un fenomeno sessuale a sé stante; culo a mandolino.
Insomma, uno schianto. Dal carattere dolcissimo e innamorata perdutamente del cazzo da assumere in qualunque modalità desiderata dai partner del momento. Mettetela vicino a Michela ed avrete una miscela esplosiva estremamente pericolosa. Il feeling tra le due
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fu assoluto ed immediato.
La prima volta che ci incontrammo tutti e quattro fu nella villa di Antonio, sulla Costiera Sorrentina. Una vera meraviglia, con giardini a terrazza affacciati sul mare. A parte Maddalena, gli ospiti erano tutti maschi, giovani e di bell’aspetto. Ci furono convenevoli e rinfreschi in uno splendido salotto riscaldato da un camino in cui ardevano grossi ciocchi di legna.
Maddalena girava tra gli ospiti, elegantissima, e conduceva una spumeggiante conversazione.
Michela si ritrovò, quasi per caso, seduta al centro del divano, con due giovani ai lati che la facevano ridere. Io e Antonio ci accomodammo proprio di fronte a lei, su due poltrone. Era evidentemente un palcoscenico e noi avremmo fatto da spettatori. Dopo un po’, infatti, uno dei due cominciò a baciarla. Lei obbediente aprì la bocca ad accogliere la sua lingua. L’altro la baciò sul collo e le infilò una mano tra le cosce. Michela si girò a baciare l’altro, e anche il primo cominciò ad accarezzarle le cosce,sollevando la gonna e rivelando così che non portava mutande.
La temperatura nella stanza sembrava salita. Avevo il cazzo già duro. Michela allargò le cosce offrendosi alle dita dei due, che le infilarono nella fessura già abbondantemente umida. Li baciava alternativamente, e posò le mani sulle patte di entrambi contemporaneamente, scoprendo che avevano i cazzi già duri. Tirò giù una cerniera e infilò le mani nelle braghe del primo, afferrandogli il cazzo e tirandolo fuori, poi si girò e, sempre baciandolo, ripeté l’operazione col secondo.
Quando si staccò, dall’orlo del divano spuntò un notevole cazzo duro, con una turgida cappella viola, che le scivolò sulla guancia. Eravamo anche noi stati colti di sorpresa: presi dall’azione che si svolgeva in basso, non avevamo notato l’uomo che si avvicinava da dietro. Le sue mani afferrarono la nuca di Michela e gli forzarono le labbra sulla cappella, che lei immediatamente cominciò a leccare.
Intanto i due sul divano le sbottonarono la camicetta e cominciarono a strizzarle e succhiarle i capezzoli. Nel contempo, anche il quarto uomo si era spogliato e si avvicinò alle spalle del divano, mettendole il suo cazzo dall’altra parte del viso. Michela abbandonò i cazzi dei due che stavano seduti e afferrò i due nuovi cazzi, portandoseli contemporaneamente alla bocca e fissandomi dritto negli occhi.
Si vedeva chiaramente quanto ero eccitato, geloso e felice di vedere quanto mia moglie fosse troia. Durò solo un attimo, poi lei chiuse gli occhi per assaporare fino in fondo quei due cazzi meravigliosi. I due sul divano approfittarono della pausa per liberarsi della parte di sotto dei vestiti. Maddalena comparve al mio fianco: l’avevo persa di vista, tutto preso dalla scena che si svolgeva sul divano.
“Stasera è la sua festa di benvenuto” mi disse Antonio con voce roca “e avrà tutte le attenzioni che merita, ma non significa che noi dobbiamo andare a stecchetto. Vuoi che Maddalena ti faccia un pompino? Vedo che ce l’hai molto duro”. “Beh, in effetti non mi dispiacerebbe essere occupato senza rovinarmi lo spettacolo”. Antonio sorrise e fece un cenno molto esplicito a sua moglie agitando l’indice davanti alla bocca aperta. Maddalena si chinò su di lui e lo baciò sulla bocca. “Grazie” sussurrò e mi si inginocchiò di fianco provvedendo a liberare il mio cazzo duro dalla dolorosa morsa dei pantaloni e delle mutande.
Intanto Michela si era liberata sia della camicetta che della gonna.
Indossava un reggicalze bianco plissettato e calze color visone scuro, quelle che preferivo. Si girò inginocchiandosi sul divano e allargando le cosce, per spompinare meglio i due che stavano dietro, offrendoci una fantastica vista del suo didietro. Quando ebbe bene afferrato con la bocca i due cazzi, si chinò leggermente fino a riuscire a prendere in mano i cazzi dei due che sedevano sul divano.
E mentre la bocca di Maddalena si chiudeva risucchian-domi la cappella, osservai le dita dei due – tre ciascuno – insinuarsi nella sua fessura rosa. Le infilarono fino in fondo, poi cominciarono a tirare, ciascuno dalla sua parte, allargandogliela fino all’estremo. Una voragine rosa. Per lei, un tortura. E infatti mormorò “Dai basta ora, Marco, ficcamelo dentro”.
Evidentemente, si erano presentati, loro!
Marco scivolò sotto di lei e la impalò ficcandoglielo dentro in un sol colpo fino alle palle, proprio mentre il primo dei due in piedi sborrava con un grido rauco e glielo ficcava fino in gola per riempirla di sborra bollente.
“Mmmmmmh“ rantolò Michela “è buonissima. Ne voglio ancora”. L’amico di Marco si alzò e accostò il cazzo duro al buco del culo di Michela. Spinse leggermente e trovò la via abbondantemente lubrificata dai succhi che le erano colati dalla fica nella prima parte della pomiciata, per cui spinse deciso.
Dal nostro punto di osservazione, vedemmo solo due paia di palle spuntare dai buchi di mia moglie. Uno spettacolo fantastico, che mi faceva anche torcere le budella.
Ma soprattutto, mi fece arrivare. Con grande abbondanza. Nella bocca calda di Maddalena, che succhiò fino all’ultima goccia.
Poi si alzò e girò intorno al divano. Scostò la testa di Michela leggermente all’indietro, facendo uscire il cazzo che teneva in bocca e si chinò su di lei, sputandole in bocca tutta la mia sborra.
Michela bevve golosamente. Poi la baciò appassionatamente, leccandole le labbra e la lingua e le guance dall’interno, per raccogliere ogni traccia di sperma.
“Ancora” sussurrò.
E mentre Marco e l’amico la stantuffavano ritmicamente nella fica e nell’ano, Maddalena, cominciò a spompinare e a segare il ragazzo in piedi, fino a quando le sborrò in bocca.
Aspirò tutto il possibile e nuovamente lo passò a Michela col metodo bocca a bocca. Alla fine avevano il viso tutto impiastricciato di sborra e saliva.
E dopo poco, Michela venne riempita anche davanti e dietro. Erano tutti esausti e si rilassarono, chi sul divano chi lasciandosi cadere di peso su una poltrona. Maddalena stappò una bottiglia di champagne e riempì le coppe, servendole ad uno ad uno. Lasciò per ultima Michela. La sua coppa fu riempita solo a metà. Poi Maddalena accostò ciascuno di noi, arricchendo lo champagne con le gocce di sborra che riuscì a spremerci.
Infine lo porse a mia moglie, che assaggiò come un vero intenditore di vini “Troppo vino, poca sborra” sentenziò facendoci ridere tutti.

(continua)
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Non più giovane ma ancora molto giovanile, creo i miei testi rivisitando luoghi e ricordi della mia giovinezza. Realtà e fantasia; realtà e fantasie; desideri e momenti vissuti, rielaborati per condividerli e, magari, eccitare.


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