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Genere tradimenti

NINFOMANE_l'amico di mio figlio


di sabrisexy
scritto il 14-05-2010

Ecco qui ancora a scrivere le mie esperienze: per chi non mi conoscesse sono sabrina, ho 44 anni, sono sposata e ho un figlio con cui pratico incesto. Sono una bella donna, che dimostra molti meno anni di quelli che ha effettivamente e che prendere buona ogni occasione per divertirsi! Mio marito, poverino, l’ho ho tradito fin troppe volte ma io lo amo e mi piace provare nuove esperienze dal lato sessuale, così è continuamente tradito dalla sottoscritta senza sapere niente.
Questa esperienza mi è capitata circa 2 settimane fa e si è dimostrata abbastanza strana. Io e mio figlio abbiamo moltissimo tempo per stare insieme, per divertirci ma anche per discutere. Molto tempo fa, poco tempo dopo che la nostra perversione è iniziata lui ha tirato fuori la storia di far felice anche un suo amico, che gli avrebbe fatto piacere ma soprattutto lo avrebbe eccitato vederlo con un suo compagno, ma la mia risposta è sempre stata negativa. Ok sesso e divertimento ma non se mi avrebbe fatto finire in guai, e così sarebbe stato se per caso questo ragazzo avesse spifferato qualcosa e si fosse detto che in giro che sabrina si fa i ragazzi tradendo il marito, così ho sempre rifiutato. La richiesta di mi figlio con il tempo è continuata insistentemente, di nascosto quando c’era mio marito, mentre lo facevamo, o parlando del più e del meno; ormai dire no era diventata un’abitudine e non ci pensavo nemmeno più e infatti dopo del tempo smise di propormi la cosa, se non molto occasionalmente. Io, come ho detto, lavoro come commessa e a volte vedo mio figlio con i suoi amici che fanno la spesa per feste o altro, o semplicemente fanno mereda. Circa 3 settimane fa avevo notato che le loro visite si erano fatte sempre più regolari, a volte con gruppi grossi, altre anche soli di mio figlio e un amico, altre ancora senza mio figlio. Quello che potevo notare è che uno dei ragazzi era sempre presente e mi guardava in modo maniaco. Troppo abituata a quegli sguardi, che fin troppi uomini mi mettono addosso, non me ne sono preoccupata minimante, contenta perlomeno di dove fosse mio figlio, nonostante la sua età. Passarono alcuni giorni e venerdì vidi il solito gruppo, compreso mio figlio, venire al supermercato, comprare una lattina e venire alla mia cassa. Mentre fanno la fila (non troppo lunga, una sola vecchietta è davanti a loro che mi si mette a parlare del tempo), vedo che mio figlio sta vicino a quel ragazzo che avevo notato e si parlano piano piano.
Al momento di pagare il ragazzo mi squadra davvero tutto quello che poteva vedere, ovvero quasi
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tutti i grossi seni coperti dalla maglia del supermercato che tenevo il più aperta possibile. Tira fuori una banconota da 5 e me la mette in mano, ma quando la sto per mettere al suo posto nella cassa un biglietto bianco casca per terra. Facendo finta di niente prendo il resto, glielo do e saluto i ragazzi. Fortunatamente quel giorno uscii presto da lavoro ecorsi subito a casa, con il biglietto in mano. Non ci voleva troppo a immaginare cosa ci fosse dentro: qualche complimento da porco o qualche invito? Pensai subito allo zampino di mio figlio. Quel foglietto bianco, tutto stropicciato era scritto con una calligrafia quasi da donna e c’era scritto: “Salve sabrina, sono marco, l’amico di suo figlio riccio, biondo e molto alto. Ho notato che lei è davvero una donna stupenda e non ho sono riuscito a non guardarla tutte le volte che sono venuto al supermercato. Lo so che può essere una fantasia da ragazzo ma mi piacerebbe vederla vestita in modo più sexy. Che ne dice di vestirsi come le dico io o come meglio ci si avvicina, che la aspetto domani quando finisce lavoro per vederla in tutta la sua bellezza? Spero che esaudisca il mio piccolo desiderio. Ancora complimenti sabrina, lascio sotto la descizione dei vestiti!”.

Strano che non fosse qualcosa di davvero porco, anche se la richiesta non era certo da santarello. Il giorno dopo sarei dovuta andare a lavoro con stivali, calze e vestito lungo attillato (quelle maglie lunghe che si stringono sulle gambe e che tendono costantemente ad andare su). Di certo il problema dei vestiti non era un problema: mi piace molto vestirmi e sono piena di vestiti, in particolare che comprendano di indossare calze. Però assecondare una richiesta stupida come chiesta di un ragazzino sembrava un gioco poco maturo. Facendo la doccia e cucinando ci pensai, sicura che avrei parlato con mio figlio che non tardò a rientrare.
-ma che ti prende? Che gli hai detto al tuo amico? Non ne avevamo forse parlato?
-ahaha piaciuto il biglietto? Comunque mamma io non gli ho detto niente, lui mi ha detto che tu eri davvero una bella donna e io gli ho detto che poteva provarci, scherzando, così ha risposto che si segava pensando a te vestita in un certo modo (credo sia scritto nel biglietto) e quando avesse dato perchè ti vedesse davvero così.
-certo e l’idea del bigliettino scommetto che è venuta a lui? E scommetto anche che tu hai detto di fermare le sue fantasie!
- perchè avrei dovuto farlo? Tu mi hai sempre vietato di dirlo a un mio amico, non di aiutarlo se me lo avesse chiesto lui..e poi si tratta di una richiesta innocente, che vuoi che sia.
Arrabbiata per quel giorno non gli rivolsi parola anche se aveva ragione: era una richiesta stupida e accontentarlo non avrebbe davvero fatto del male a nessuno, così il giorno dopo lo dissi a mio figlio e mi vestii come aveva detto il ragazzo, solo con un po’ di fantasia: indossate calze gialle, vestito nero con qualche piccolo disegnino (vestito da classica adolescente) e stivali anch essi neri a lavoro faticai un sacco per mettere la divisa del supermercato. Durante il mio turno di lavoro vidi che il ragazzo con mio figlio e i loro amici erano venuti a fare una visitina e guardandolo accennai con la testa, lasciando intendere che avevo accettato. Alle 8 e mezzo, chiuso il supermercato, potei così rivestirmi con i miei abiti e uscire. Eccolo subito il ragazzo che mi aspetta e appena esco apre gli occhi. Io non voglio dargli troppa corda, e quindi non gli parlo, anche se mi lascio ammirare da ogni angolo, lasciando cadere un pezzo di carta per tornare indietro e piegarmi, sculettando il più possibile, allargando un po’ la scollatura per finte fitte di calore. Il tutto è durato 5 minuti, il tempo che raggiungessi l’auto e partissi, il ragazzo che ancora mi osservava, compiaciuto e con una grossa bozza sui jeans di cui mi ero accorta prima di salire. L’idea di aver fatto felice ma anche eccitato quel ragazzo mi allargò l’immaginazione, lo vidi che si masturbava violentemente gridando il mio nome e mi bagni al pensiero, così mi concessi 5 minuti in macchina di sfogo ai miei piaceri, anche se non venni, sapendo che a casa mi stava aspettando prima mio figlio, che sicuramente mi avrebbe fatto una noia mortale cercando di convincermi di farlo con il suo amico, poi mio marito che avrebbe goduto anche lui della mia piccola fantasia.
Il giorno seguente il ragazzo si presentò nuovamente durante il mio lavoro e mi lasciò un altro biglietto, in questo chiedendomi un’altra combinazione di vestiti e se avessi potuto mettere l’auto in un posto più lontano e con meno persone, più isolato, promettendomi che non mi avrebbe fatto niente e complimentandosi ancora. Io presagii cosa avesse voluto fare anche se parlandone con mio figlio mi disse che non mi avrebbe assolutamente toccata. Ci pensai ancora su, vedendo che il gioco stava andando avanti dato che la richiesta prevedeva un assenza di biancheria ma che ancora non faceva male a nessuno. Così allo stesso modo, finito il lavoro mi misi una camicia bianca, una gonna e calze autoreggenti, con i soliti stivali, con i capezzoli che premevano contro il tessuto leggero e quasi trasparente della camicia e l’aria che entrata sotto la gonna fino a raggiungere e a raffreddare i miei umori. Il ragazzo era al solito posto e nella solita posizione, la patta dei jeans già era ben piena. Come l’altra volta cercai di muovermi il più da troia possibile fino ad arrivare alla macchina dove casualmente (mooolto casualmente) le chiavi cascarono diverse volte, anche sotto la macchina, così da lasciare vedere la mia bella patata bagnata al ragazzo e anche a far uscire qualche capezzolo. Lo vidi abbassarsi i pantaloni e tirare fuori un arnese di ragguardevoli dimensioni: ne avevo visti di più grossi e lunghi, ma era quasi quanto quello di mio figlio, che mi rimpiva tutta. Mentre lui si divertiva anche io mi bagnavo sempre più, costringendomi a salire in macchina e lasciarlo finire con la sola immaginazione. La sera mio figlio e mio marito, che si chiedeva cosa avessi, dovettero faticare molto, visto che non mi bastò mai. Vedevo il ragazzo prendermi e travolgermi, sognando prima di farlo sopra la cassa del supermercato, poi sui ripiani. Mi aveva infuso una voglia matta ed irresistibile. Il giorno dopo arrivò un altro bigliettino, questa volta lo attendevo con ansia e voglia. Ero curiosa di leggere cosa ci fossa scritto, cosa voleva ora quel dannato ragazzo che mi stava facendo impazzire. La richiesta era identica all’ultima, assenza di biancheria, nuova combinazione di vestiti, stesso luogo o magari più lontano, chiedendo se questa volta gli avrei dato il tempo di finire e complimentandosi da morire con me. Mio figlio pareva non sapere di questo nuovo messaggio, infatti non era presente nemmeno al momento della consegna. Non vedevo l’ora che arrivasse il giorno seguente, dovrei avrei dovuto esibirmi vestita da tennista o da pallavolista (avrei detto a lavoro che sarei corsa a giocare un po’ a tennis) . Così misi la mia cara gonna, forse troppo corta per l’assenza delle mutandine, la maglia attillata che lasciava libero tutto il davanzale, calzettoni che arrivavano fin sopra il ginocchio e scarpe sportive. Forse un vestito troppo spinto, come stava diventanto il gioco, ma ormai ero in carreggiata ela mia voglia non si sentiva saziata. Stessa storia degli altri giorni, solo che questa volta l’appuntamento era prima di pranzo, infatti finivo di lavorare alle 11. Lui mi aspettava come al solito, questa volta però era strano: anche lui era vestito sportivo. Feci quello che avevo sempre fatto, cercando di essere il più troia possibile, fino ad arrivare alla macchina. Lui però anzi di tirare fuori il suo membro mi si avvicinò:
-ciao sabri!
-ciao marco, pensavo che le regole fossero guardare e non toccare, in questo caso parlare
-volevo proporti una partitina di tennis, tanto prima di pranzo abbiamo un ora e mezzo e possiamo giocare un pochino, ho due racchette e il capo è libero, ho chiamato.
-veramente ho un po da fare, e giocare così mi sembra difficile. Ma poi non volevi vedermi vestita in modo sexy? Che c’entra ora giocare a tennis?
-Niente, mi piacerebbe. Dai non ti costa niente e ci divertiamo!
Così senza pensarci troppo accettai. Giocare fu abbastanza difficile: le tette sballonzolavano da ogni parte ad ogni cambio di passo e non potevo contrarre le gambe che gli umori mi uscivano, rifrescandosi con l’aria che arrivava dritta quasi senza essere ostacolata dalla gonna che si alzava ad ogni minimo movimento. Comuque lui non era molto bravo e dopo un’ora di gioco eravamo sudati molto entembi.Il campo ci era stato lasciato fino a quanto ci pareva, il guardiano, che era amico di marco, era andato a mangiare e sarebbe bastato che avessimo chiuso con il lucchetto. Io mi sedetti, stanca a bere un po’. Ero tutta sudata, la gonna bagnata si alzava continuamente con il vento, la maglia ormai molla lasciava vedere tutto, in particolare i capezzoli duri per il fresco. Marco si tirò giù i calzoni, iniziando a masturbarsi violentemente, anche lui tutto sudato.
-Sabri sei bellissima, in particolare tutta sudata mi fai impazzire. Quanto ti vorrei!
Il suo pene diventava sempre più grosso, la sua faccia in un’espressione di piacere..
Sentivo i liquidi scorrere lungo le gambe, i capezzoli indurirsi ancora di più, la mia mente incotrollabile viaggiare alla ricerca del piacere. La mia mano quasi incondizionata si spostò sotto la gonna e il piacere era davvero immenso. Il ragazzo si era seduto, ancora si stava toccando, emettendo dei piccoli grugniti. Senza accorgermi mi ritrovai sopra di lui, a baciralo mentre con una mano prendere il suo grosso arnese e lo posizionavo dentro le mie labbra. Lo strofinai un po’ su e giù, provocandomi dei brividi poi lo inserii tutto in un botto, sentendolo caldo e pulsante dentro di me. Le sua mani si facevano strada dentro la mia maglietta, stringendo le mie tette, scivolando sul mio sudore. La sua bocca si avvicinava al mio collo, baciandolo e mordendolo piano, attento a non farmi male nè a profanare la mia pelle. Il vortice di emozioni si moltiplicava, ormai lo stavo cavalcando, saltavo su e giù, sentendomi riempire e poi svuotare per essere riempita nuovamente, sempre più in fondo e sempre più con forza. Chissà mio figlio che avrebbe detto se mi avesse vista li, darmi completamente a un suo amico. Un dito mi si infiltrò nell’ano, che però non era pronto a un rapporto e quindi si accontentò di infilare metà dito, scatendo nuovi piaceri in me. Vedendo che il ragazzo non sarebbe durato ancora molto mi tolsi, ora prendendolo tutto in bocca, bagnato dai miei umori e dal sudore, pulsante e caldo. Una sua mano continuava a viaggiare tra i miei seni, ormai quasi al vento, mentre l’altra entrava con 4 dita dentro la mia topa bella allargata e scivolosa. Io raggiunsi presto l’orgasmo, bagnando di umori la panchina, mentre lui mi lasciò lavorare ancora un po’ con la bocca, finchè non esplose nella mia bocca e fui contenta di ingoiare tutto, di non perdere nemmeno un po’ del suo straordinario sperma. Lo accompagnai al supermercato, senza dirci una parola, a parte una piccolo grazie e un sorriso prima di salutarci. La sera mio figlio pareva non sapere niente e lo ha scoperto solo qualche giorno fa, ma gliel’ho detto io, rigranziando con la mente il ragazzo. Per quel giorno mio figlio e mio marito notarono la mia stanchezza a letto, chiedendosi di quel cambiamento da un giorno all’altro. Ma sapete, noi donne siamo strane!

Aspetto commenti.. vi saluto e grazie, alla prossima!


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