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Genere tradimenti LA SCALA MOBILEdi asita scritto il 21-03-2008
Non riesco ancora a credere di aver potuto fare una cosa del genere. A trentacinque anni, sposata con un uomo adorabile, madre di due splendidi figli, un buon lavoro ed una vita che non mi dispiace per niente, mi sono ritrovata a compiere atti che, finora, avevo visto solo nei più sudici filmacci porno. Ma quello che più mi sconvolge è il fatto di ritrovarmi eccitata e con le mutandine bagnate ogni volta che ripenso a quanto in basso sono caduta. A dire il vero, negli ultimi tempi, considero le mutandine un articolo di biancheria alquanto inutile. Adoro quella sensazione di vergogna mista ad eccitazione che provo ad ogni mia uscita di casa indossando solo una gonna e due autoreggenti. Dimenticavo! Sono, a detta di amici e conoscenti, una bella donna. Altezza media, capelli lunghi e scuri, un sedere scolpito a forza di palestra e ginnastica ed un seno da togliere il fiato. Per questo ultimo particolare devo ringraziare il chirurgo estetico, che ha fatto tornare le mie tette allo splendore della quarta misura dei miei sedici anni e che avevo perso durante le gravidanze e l’allattamento. Nel complesso, pur non essendo giovanissima, mi difendo ancora molto bene e negli ultimi tempi mi sono accorta di avere l’esigenza di mostrarmi agli altri. Prima di un paio di mesi fa gli sguardi degli uomini che cercavano di sbirciare nelle mie scollature o sotto le mie gonne, mi procuravano solo un soddisfacente compiacimento, ma adesso, come una droga alla quale non riesco a sottrarmi, quelle occhiate le cerco, le esigo e faccio di tutto per averle. Proprio di tutto!
Tutto è cominciato all’inizio delle ferie natalizie del 2006. Io e mio marito eravamo andati in un grosso centro commerciale per effettuare il classico giro dei regali. I bambini li avevamo affidati ai nonni e noi, come due fidanzatini, ci stavamo godendo quel pomeriggio di shopping da soli. Per l’occasione mi ero messa in tiro indossando un elegante completo con giacca e gonna molto corta. Autoreggenti e perizoma trasparente con reggiseno a balconcino abbinato, nascosto a fatica dietro ad una generosa scollatura della mia camicetta. Tutto questo per eccitare il mio compagno fino allo spasimo per poi avere con lui una serata di sesso sfrenato. Il mio abbigliamento aveva centrato il bersaglio ed ora dovevo continuamente togliermi le sue mani di dosso. Aiutato dalla folla di gente che calcava il grande magazzino e che in alcuni momenti ci costringeva a muoverci lentamente per non pestare i piedi a qualcuno, lui non perdeva occasione di tastarmi e di infilare le mani ovunque. Quelle attenzioni mi piacevano e tutto sommato mi eccitavano. Fin qui tutto normale. Fra una vetrina di un negozio e l’altra, fra un acquisto di un regalo ed un altro, mi godevo quelle palpatine e pregustavo il momento in cui, durante il ritorno in macchina, mi sarei aperta la camicetta e dopo avergli mostrato le tettone, mi sarei dedicata al favoloso pompino che lui mi aveva chiesto. Adorava quando facevo la porca ed io trovavo eccitantissimo fare quella cosa proibita. Sentire la sua enorme cappella scivolare sulla mia lingua e l’asta del suo membro vibrare nella mia mano, mi facevano bagnare come un’adolescente. La paura di essere visti da qualcuno aumentava la nostra eccitazione e la maggior parte delle volte, quel pompino effettuato fra un semaforo e l’altro, in strade illuminate anche troppo, finiva con un’enorme sborrata sul mio faccino, mentre con un dito infilato sotto le mutandine mi procuravo un orgasmo che era solo un saporito antipasto di tutto ciò che avremmo combinato a casa. Fino a quel momento la mia eccitazione era ancora a livello mentale e non avrei mai immaginato di passare allo stadio successivo bagnando completamente, in un attimo, le mutandine. Passavamo di fianco a una lunga scala mobile che portava ai piani superiori. Io stavo osservando la vetrina di un negozio quando, con una gomitata, mio marito mi invitò a guardare verso l’alto. Subito non vidi niente che attirasse la mia attenzione ma poi, rimanendo allibita, notai il particolare. A metà della scala scorsi due bellissime ragazze. Una delle due indossava una microscopica minigonna che, per chi stava alla base della rampa o qualche gradino più sotto, non serviva a nascondere le sue splendide natiche. Il perizoma infilato fra quei due glutei sodi e rotondi contribuiva ad aumentare l’effetto eccitante di tale visione. Ingelosita dal fatto che mio marito guardasse un’altra donna, stavo per mollargli un ceffone, ma mi bloccai nel vedere il vero motivo per cui lui mi avesse ordinato di guardare. Due gradini più sotto, ostentando indifferenza, un ragazzo sui vent’anni stava tenendo in mano un telefonino e cercando di non attirare troppo l’attenzione, con dei movimenti lenti e furtivi, filmava quello splendido culo a pochi centimetri di distanza. Avevo già sentito parlare di questi nuovi guardoni super tecnologici che, con l’ausilio di videofonini e microtelecamere, si dilettano a riprendere, sotto le gonne, le ignare avventrici dei centri commerciali, scaricando poi i filmati nei vari siti porno su internet per permettere ad altri di eccitarsi di fronte a quelle immagini di minigonne sollevate e fighette nascoste a fatica da minuscoli slip. Solo pochi giorni prima, per una incredibile coincidenza, una mia collega di lavoro mi aveva fatto vedere le immagini di una di queste sventurate che, all’interno di un famosissimo negozio di arredamenti svedesi, del quale non serve dire il nome perché avete capito di quale sto parlando, era stata ripresa di nascosto mentre si aggirava per i vari corridoi. Il losco individuo, autore del filmato, era stato particolarmente fortunato, perché la signorina non indossava le mutandine ed ora, ignara, mostrava le sue labbra completamente depilate a milioni di spettatori telematici. Su quel filmato feci una sonora risata di circostanza, ma poi, una volta rimasta sola, mi ero riconnessa al sito ed avevo riguardato quella sequenza per una decina di volte. Ero rimasta turbata, ma la mia fica non condivideva tale sensazione. “Lei” si era completamente bagnata infradiciandomi le mutandine ed obbligandomi, costernata, ad immaginarmi di essere quell’ignara avventrice. Non mi era mai capitato prima, ma non riuscii a trattenermi oltre. In un attimo mi ero fiondata in bagno e sedutami sulla tazza con le gambe completamente spalancate e le mutandine alle caviglie, mi ero fatta uno dei più appaganti ditalini di tutta la mia vita. Ero talmente bagnata che i miei umori, in un filo denso e trasparente, scendevano fino alla ceramica del cesso. In due minuti venni un paio di volte poi, ansimante, mi ricomposi in fretta e tornai al lavoro. In tutto il giorno non combinai un gran che. Continuavo a ripensare a quella cosa che mi faceva vergognare, ma allo stesso tempo eccitare, tanto da portarmi, quella stessa sera, a chiudermi in bagno per depilarmi completamente in mezzo alle gambe ed imitare così quella fortunata ragazza che, inconsciamente, aveva portato migliaia di maschietti a masturbarsi davanti al loro computer. Finita quella delicata operazione ero eccitata a tal punto da costringermi a correre completamente nuda in salotto, con l’intenzione di saltare addosso a mio marito e fargli leccare le mie sensibilissime labbra. Purtroppo lo trovai addormentato davanti alla televisione così, come un ladro, andai nel suo studio, mi collegai di nuovo al sito porno e mi masturbai sulla sua sedia in pelle fino allo sfinimento, immaginandomi cose indicibili. Quella cosa, successa quasi per caso, aveva fatto scattare in me una sorta di interruttore. Fino ad allora le fantasie erotiche non mi avevano mai attirato, ma adesso mi ritrovavo a masturbarmi selvaggiamente sognando di spompinare qualche sconosciuto, sorpreso a spiarmi in mezzo alle cosce su qualche autobus e di farmi prendere in ogni buco donatomi da madre natura. Ma torniamo al centro commerciale. Come un fulmine a ciel sereno, l’immagine di quel ragazzo intento a spiare le grazie nascoste di una donna, mi fecero eccitare a tal punto da cambiare quasi la mia personalità, rimasta fino ad allora un po’ bigotta e bacchettona. Mio marito si girò sconvolto quando gli dissi che, a mio avviso, quel guardone non stava facendo niente di male e che trovavo divertente quel siparietto. Incazzato come una bestia mi disse che se avesse scoperto qualcuno a spiarmi in quella maniera gli avrebbe infilato il telefono nel culo. Io annuivo distrattamente, mentre guardavo quel ragazzo intento a farselo venire duro in quello strano modo e non riuscii ad impedire di immaginarmelo con il cazzo in mano mentre, sparandosi un segone, mi spiava sotto le gonne e mi sborrava addosso in mezzo a tutta la gente. Il mio perizoma era un lago e più me lo immaginavo inzuppato e trasparente, più mi bagnavo. Con uno strattone mio marito mi costrinse a riprendere il nostro giro di shopping, ma io ormai ero completamente partita. Il mio unico scopo era diventato quello di mostrarmi, in una maniera o nell’altra, a quel pervertito sulla scala. Cercai di elaborare un piano e finalmente ebbi un’idea che mi avrebbe permesso di salire su quella rampa. Dissi al mio uomo che volevo regalargli quello splendido trapano senza fili che lui sognava da tempo e senza permettergli di replicare lo presi per un braccio. Visto che il negozio di bricolage era al piano superiore, mi diressi verso la scala. Lui sembrava essersi dimenticato dello spione, ma io no. Come impossessata dal demone di Eros, lo cercai con gli occhi e lo individuai, anche se mi mostrava la schiena, fra le altre centinaia di persone. Lui era appoggiato ad una colonna, con lo sguardo puntato sulla scala e in attesa della sua prossima vittima. Dovevo distrarre mio marito. Offrendogli il cellulare gli ricordai di prenotare la cena prima che fosse troppo tardi. Con uno sbuffo ubbidì e prese a parlare con il ristorante proprio nel momento in cui affiancavamo il perverso. Volutamente lo urtai per farmi notare. I nostri sguardi si incrociarono per una frazione di secondo, sufficiente per fargli capire le mie intenzioni. Per non correre rischi ed assicurarmi che avesse veramente capito, feci scivolare a terra una borsa. Con un movimento da vera troia mi chinai senza piegare le gambe. Cosa da non fare se si indossa una minigonna a balze. Sentii chiaramente il tessuto del mio piccolo indumento arrampicarsi ben oltre il limite dignitoso delle natiche. Ero sicura di aver mostrato per un attimo, al mio guardone, la visione di due labbra bagnate e nascoste a malapena dal pizzo del mio microscopico perizoma. Infatti, con uno scatto felino, lui si piazzò dietro di me, due scalini più sotto. Solo quel particolare mi portò ad avere un brivido di piacere intensissimo. Mi bagnai ancora. Sentivo l’umidità degli umori imbrattare completamente l’interno delle mie cosce e scendere spudoratamente giù, verso le ginocchia. Mentre mio marito continuava a parlare al telefono, allargai le gambe e spinsi in fuori il sedere. Quella posizione avrebbe consentito al mio cameraman privato di riprendere tutto, in ogni particolare. Sentivo i muscoli del mio inguine contrarsi ritmicamente, preludio ad un orgasmo di enormi dimensioni. Stavo godendo senza neppure toccarmi. Ad occhi aperti immaginavo il cazzo di quel ragazzo, gonfio e costretto dentro i suoi jeans. Fantasticai sulla sua cappella fradicia che avrei succhiato volentieri anche dentro un cesso sporco e maleodorante. Mi vedevo appoggiata ad un lavandino, messa alla pecorina ed intenta a dirigere quella giovane asta dentro il mio buco del culo e dopo pochi movimenti su e giù, ricevere un denso fiume di sborra dentro l’intestino. La scala stava per raggiungere il secondo piano e mio marito stava per terminare la sua telefonata. Dovevo dare al mio giovane spasimante un motivo per aspettarmi e fare un altro giro su quella gradinata che, per me, era diventata il giocatolo più erotico mai inventato. Facendola scivolare velocemente sotto alla gonna portai una mano alla passera. Presi il triangolino di stoffa trasparente atto a coprirla e con un movimento fulmineo lo tirai verso l’alto. Sentii il filetto del perizoma infilarsi completamente dentro la mia fica infoiata e solleticare con la sua piacevole ruvidità il mio grilletto che, duro e turgido, era uscito dal suo cappuccio. Tirai talmente forte da costringere il cordoncino di cotone a penetrare anche nelle piccole labbra e liberare un piccolo rigagnolo di sborra femminile. Un gemito soffocato di godimento, proveniente da dietro di me, confermò che avevo raggiunto l’obbiettivo di eccitare qualcuno mostrandogli ciò che, di solito, è motivo di vergogna. Ero al limite di un orgasmo, mi vergognavo e mi sentivo sporca per quello che stavo facendo a mio marito, ma tutto ciò era, al contempo, troppo arrapante. Voi penserete che bastava solo che io convincessi il mio uomo ad uscire e farmi scopare sui sedili della nostra auto. Avete ragione, ma io, a quel punto, volevo un altro cazzo. Non mi interessava se piccolo, grosso, lungo o corto, mi interessava un altro cazzo, che non fosse quello a cui ero abituata da più di dieci anni di matrimonio. Spinsi in fuori il sedere a dismisura e feci scivolare di nuovo la borsa a terra. Mi piegai ancora allo stesso modo, sicura di dare uno spettacolo incredibile e mentre raccoglievo la busta di plastica guardai negli occhi il mio ammiratore. Lui ci mise un attimo a distogliere lo sguardo dal mio culo, poi mi guardò con uno sguardo complice. Gli feci un cenno con una mano per convincerlo ad aspettarmi e strizzandogli l’occhio mi rialzai, presi sotto braccio mio marito e lo accompagnai verso il negozio di ferramenta. Mentre camminavamo sul corridoio, ad ogni passo, sentivo il perizoma solleticarmi divinamente il grilletto. Finalmente, quasi al culmine del piacere, arrivammo all’entrata del negozio. Utilizzando la scusa che mi sarei annoiata da morire nel guardare trapani, frese e altre cose che interessano solo agli uomini, ci congedammo con la promessa che, una volta finito il suo giro, mi avrebbe richiamato. Felice come una scolaretta al suono della campana, mi fiondai di nuovo alla scala mobile. La scesi con indifferenza, ma lo cercavo con lo sguardo. Lo vidi nel momento in cui uscivo dalla rampa. Gli feci cenno di aspettare un attimo e mi precipitai in bagno. Dovetti attendere un paio di minuti, poi riuscii ad entrare nello stanzino. Chiusi la porta, mi liberai delle mutandine e tornai al volo dal mio spasimante. Appena salita sulla scala lui si piazzò dietro di me. La gradinata era strapiena e quella calca di persone ci costringeva a rimanere appiccicati l’uno all’altra. Non feci nemmeno in tempo a desiderarlo che la sua mano, dal basso, si infilò in mezzo alle mie cosce raggiungendo in un attimo la mia fica completamente spalancata. Quasi le gambe mi cedettero dal piacere, chiusi gli occhi e mi gustai quelle dita che, dolcemente, si infilavano nel mio buco. Per la prima volta dopo più di dieci anni, un uomo diverso da mio marito mi stava masturbando. Sentivo quel tocco estraneo accarezzarmi il grilletto da dietro e quelle dita sconosciute penetrarmi fin dove possibile. Fregandomene del fatto che qualcuno avrebbe potuto scorgere qualcosa, completamente persa, allargai le gambe permettendo al mio amante di fare quello che voleva. Allungai una mano dietro di me in cerca della sua patta. Era enorme! Il suo cazzo era durissimo e ne percepivo le dimensioni da sopra i jeans. Gli venni letteralmente in mano inondandolo con la mia sborra. Un orgasmo strabiliante e sconvolgente, ottenuto in pochi secondi. Avrei voluto godermi gli spasmi del piacere ancora per un po’, ma arrivammo al secondo piano. Senza chiedermi niente lui mi accompagnò fin dentro ad un negozio di vestiti, prese il primo abito che gli si parò davanti e chiedendo gentilmente alla commessa se potevamo provarlo, mi spinse in un camerino. Non feci nemmeno in tempo ad appendere il vestito all’attaccapanni che lui si era già abbassato i pantaloni e le mutande fino alle ginocchia. Rimasi incantata di fronte a quel randello. Le mie fantasie si stavano avverando, ma ero titubante. Fu lui a rompere la mia inerzia prendendomi per la nuca ed accompagnandomi con forza verso la sua cappella viola. Mi lasciai andare verso quella mazza completamente fradicia e senza dire niente me la infilai in bocca e cominciai il miglior pompino della mia vita. Inginocchiata in un anonimo camerino e separata dal resto della gente solo da una leggerissima tenda, mi lasciai andare come la più arrapata delle troie. Mi ero slacciata la camicetta ed avevo fatto esplodere fuori le mie tettone ed ora le strizzavo con una mano, mentre con l’altra mi sditalinavo ferocemente. Lui mi stava scopando in bocca tenendomi la testa con entrambe le mani. Lo sentii irrigidirsi. Non avevo mai fatto un ingoio, ma non potevo farlo sborrare sul pavimento e tantomeno sulla mia faccia e poi, ero talmente eccitata da volere quello sperma in bocca. Presi il grosso cazzo fra le mani e gli diedi il colpo di grazia. I primi due schizzi furono talmente violenti da finirmi direttamente in gola, gli altri mi riempirono la bocca con il loro sapore salato e muschiato. Ingoiai tutto senza fiatare; lo leccai a lungo, mentre lui finiva di godere e se lo menava per schizzarmi le ultime goccioline del suo nettare sulle labbra. Mi guardai nello specchio del camerino e vidi una splendida trentenne inginocchiata e alle prese con un cazzo maestoso. Le mie tette, viste di profilo, erano uno spettacolo. Osservare la mia bocca con il rossetto sbavato ed alle prese con quella cappellona enorme mi estasiava la mente. Non so spiegarmi, ma vedermi riflessa in quello specchio e in atteggiamenti da troia, mi eccitava a dismisura. Alzai lo sguardo e chiesi al mio amante: " Ti piace il mio culo?" Con un rantolo lui rispose: " Da morire!" Mi alzai, sollevai la gonna sopra la vita ed appoggiando le mani allo specchio lo implorai: " Inculami!" sentii la mazza appoggiarsi con forza al buco completamente lubrificato dalle mie sborrate precedenti. Dopo una poderosa spinta il mio sfintere si aprì completamente a quel palo, che lentamente scivolò dentro le mie natiche. Emisi un gemito soffocato quando lui, prendendomi le creste iliache, cominciò a pomparmi ferocemente. Sentivo il mio amante godere della mia carne, mentre con furore entrava ed usciva dal buco del mio culo. Trovavo sublime guardarmi seminuda nello specchio e vedere le mie tettone ballonzolare ad ogni affondo. Gli chiesi di palparmele e mentre mi strizzava i capezzoli raggiunsi l’orgasmo più intenso della mia vita. Le gambe mi cedettero di schianto e in un attimo mi ritrovai alla pecorina. Il mio amante intensificò il ritmo per qualche secondo poi, esplose dentro di me. Completamente infilato nel mio retto, il suo membro pulsante stava scaricando una quantità enorme di sperma, al ritmo di un’eiaculazione da film porno. Ero in paradiso, ma il cellulare cominciò a squillare. Come morso da una tarantola il ragazzo si ricompose in fretta e mentre io raspavo nella borsetta alla ricerca del telefono, mi ringraziò per il servizietto e mi disse che, se avessi voluto, avrei saputo dove trovarlo. Risposi a mio marito e dopo cinque minuti eravamo di nuovo insieme. Ciò che avvenne dopo e nei mesi successivi ve lo racconterò, se vorrete, nei prossimi scritti. Vi assicuro che sono riuscita a combinarne veramente tante. Votatemi e saprete. 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