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incesto


vengo mamma , vengoooo

           di gheps45

 Scritto il 31.08.2011    |    Visualizzazioni: 25.275  |    Votazione 9.2:

Mia madre è vedova da molti anni. mio padre è morto poco dopo la mia nascita. una macchina l’aveva investito uccidendolo sul colpo. Mamma si ritrovò a 25 anni con un bimbo piccolo da far crescere e senza un lavoro. venne a vivere con noi la nonna materna e mamma, per sua fortuna, trovò un avvocato che l’aiutò nella causa risarcitoria; fu così gentile - forse caritatevole – di assumerla nel suo studio dove lavora tutt’ora e grazie alla magnanimità dell’avvocato mi fece studiare. mia madre non ha mai pensato di risposarsi, la sua unica fortuna era quella di lavorare e mi aveva fatto studiare . finalmente ero riuscito a trovare un buon lavoro con il quale potevo ripagare tutti i sacrifici di mamma. al mattino uscivamo di casa insieme. una mattina, prima di scendere dal bus, mi aveva detto "Se finisci presto passa a prendermi in ufficio e torniamo a casa insieme dovrei essere libera per le sei se per te va bene". con un bacio ci augurammo una buon a giornata.
Mia madre non perdeva l'occasione , quando poteva, per fare il viaggio di ritorno con me. gli autobus a quell'ora erano stracolmi di passeggeri e non mancavano i maniaci o tipacci che non perdevano l'occasione per appiccicarsi dietro alle donne e cercare di fare i loro comodi.
Puntuale alle 18 arrivai sotto l'ufficio di mamma e l'aspettai. Pensavo a quanti sacrifici aveva dovuto fare per farmi crescere , ma adesso lavoravo e potevo aiutarla..era ancora una bella donna e non mi meravigliavo che parecchi uomini si giravano ad ammirarla, volevo dirglielo ma non osavo. dopo pochi minuti la vidi arrivare sorridente e pensai “sei ancora una bella donna“. cancellai i miei pensieri erotici non meravigliandomi degli apprezzamenti sconvenienti che le rivolgevano…
"Ce l'hai fatta ad arrivare" le dissi “che fortuna arriva l'autobus".
Salimmo ma non c'erano posti a sedere. "Stammi vicino" mi sussurrò all'orecchio.
Dopo un paio di fermate l'autobus si riempì come un uovo ed io mi ritrovai incollato dietro di lei facendole da paravento.
All'inizio non ci feci caso ma poi, vuoi per le spinte dei passeggeri, vuoi per le frenate, il dondolio, le asperità dell'asfalto, cominciai ad avvertire una certa irrequietezza…tra le mie gambe a contatto con il culo di mia madre. Cercai di non farci caso, ma la volontà può fare poco contro il piacere… il mio uccello era in piena erezione , posizionato tra le sue chiappe , non volevo e non potevo farci niente.
Lei non poteva non accorgersi e dopo un po' si
girò lanciandomi un'occhiata di fuoco. feci del mio meglio per farle capire che non potevo muovermi, ero incastrato in quella posizione.
Mano a mano che il viaggio proseguiva il mio uccello sfregava sulle sue natiche procurandomi un gran piacere che mi fece gonfiare ancor di più il cazzo insieme ad un senso d'inquietudine per la situazione assurda e non voluta.
Ad un certo punto cominciai a preoccuparmi perché la situazione cominciava a sfuggirmi di mano. Per fortuna il bus iniziò a svuotarsi e mi allontanai da mamma.
Mia madre era scocciata, lo capivo dalla sua espressione e dalle occhiate di fuoco che mi lanciava. Poco prima di scendere dal bus, nonostante cercassi di trattenermi, il cazzo cominciò a sborrare copiosamente.
Quando mi ripresi sarei voluto sprofondare dalla vergogna, sentivo il contatto vischioso nei miei jeans Lei, inutile dirlo, era fremente di rabbia.
Arrivati alla fermata scendemmo, mi coprii alla meglio tenendo il soprabito piegato davanti all’addome ma vidi anche una piccola chiazza umida sul vestito di mamma… era bene in evidenza ma abitavamo poco distante . Entrati nel portone mamma iniziò a riempirmi d'improperi.
"Disgraziato... e io che volevo che mi proteggessi dai maniaci... sei un porco"
ero frastornato, mi sentivo completamente svuotato, una volta a casa cercai di difendermi spiegandole che non avevo potuto fare nulla per evitarlo ma lei continuò a coprirmi d'insulti.
mamma andò in bagno per lavarsi e poi in camera sua per mettersi in libertà , finalmente andai in bagno e sotto la doccia cercai di cancellare tutto…
Non avevo fatto nulla volontariamente. ero esausto e confuso, mi vergognavo di me stesso e così mi misi a letto.
Sentii mia madre trafficare in cucina, accendere la televisione ecc. Stavo quasi per addormentarmi quando la sentii affacciarsi alla porta della camera. Si sedette sul letto accarezzandomi il viso poi disse con la voce suadente
"Forse ho esagerato un po' gioia mia... scusami, ma sai quello che è successo era proprio imbarazzante. Capisco che non potevi farci niente... è una cosa naturale e poi ero anche arrabbiata con me stessa". Quelle sue parole mi rasserenarono e le dissi "tu che c'entri, sei solo una bella donna e mi piaci"
"Beh è che dopo un po' la cosa ha cominciato a non dispiacermi... non so come dire... eravamo entrambi bloccati, non potevamo fare diversamente"
Non seppi cosa risponderle tanta era la mia meraviglia.
"Ora mamma non pensiamoci. Buona notte". - "Buona notte". rispose a mezza voce.
Non riuscivo a credere a quello che avevo appena sentito. Mia madre, persona sempre controllata, che dopo la morte di mio padre sembrava aver rinunciato al sesso, mi confessava di aver provato piacere a sentire il mio uccello duro sfregare fra le sue chiappe , non volevo crederci. Quella notte mi addormentai a fatica.
Nei giorni successivi notai che il suo atteggiamento nei miei confronti era cambiato. Evitava di guardarmi in viso e rispondeva sbrigativamente alle mie domande.
Anch'io la vedevo sotto una luce diversa. Ripensavo spesso a quanto era successo sull'autobus, a quell'orgasmo che mi aveva letteralmente sfinito di piacere e riempito di vergogna. Però l'idea che anche a lei fosse piaciuto, che si fosse eccitata, mi aveva completamente scombussolato.
Cominciai ad osservarla con altri occhi, a vederla come una donna non solo come madre. provavo un senso di vergogna perché, era sì mia madre ma fantasticavo immaginandola nuda a far l’amore con me. non potevo farci niente, così come non potevo fare a meno di notare che quando era in casa indossava abiti leggeri, sotto s’intuivano mutandine o tanga colorati… a volte fuseaux aderenti che le disegnavano il culo o vestitini leggeri e sbottonati davanti. tutto questo mi procurava uno stato di perenne eccitazione.
Un sabato mattina mi svegliai con un'erezione che i pantaloni del pigiama nascondevano con difficoltà. Allungai un mano ma mamma non era a letto. andai in cucina stava sistemando le stoviglie nello scolapiatti. La sentivo canticchiare era di buon umore, sentivo il profumo del caffé caldo. mi avvicinai a lei per prendere una tazza, non potei fare a meno di guardarla; indossava una leggera e trasparente camicia da notte corta che le copriva a malapena il culo bello rotondo, ben fatto sotto aveva solo gli slip ed il reggiseno forse sentì il mio sguardo e fece per girarsi, forse fui io che mi avvicinai troppo, fatto sta che mi ritrovai a contatto un'altra volta con il suo culo. "Cosa fai... smettila" ma il tono della sua voce non era aggressivo come la volta precedente e a dispetto delle sue parole, lasciò che il suo corpo si appoggiasse al mio. Le diedi dei lievi baci sul collo e timidamente disse "dai cosa fai, sono tua madre... non possiamo". Il suo culo premeva sempre più contro il mio uccello accennando ad un movimento ritmico. “mammina mi piaci. sei bella ti desidero”. L'afferrai per i fianchi ed iniziai a strusciarmi sul suo culo con movimenti lenti ma decisi, lei si piegò un po' in avanti per facilitarmi il compito “ ti voglio mamma devi essere mia, ti voglio non ho mai desiderato così tanto una donna“ mi sarei aspettato un ceffone invece si girò..i suoi occhi erano due brillanti da tanto luccicavano, sentii l'orgasmo salirmi fino alla punta dell'uccello. Mi aggrappai a lei rimanemmo fermi ed in silenzio per qualche minuto poi con il cuore in gola appoggiai le mie labbra su quelle di mamma e allungai la lingua…si riscosse e mi dette una carezza veloce sulla guancia “mi piaci mamma, sei bella” e sussurrai “ti desidero“ mi rispose freddamente "Vado a risistemarmi, tu intanto calmati e fai colazione". Cercò di abbozzare un sorriso ma si capiva che il mio atteggiamento l’aveva colpita..
Passai quasi tutta la giornata fuori casa cercando di non pensare a quanto accaduto. Quando tornai a casa tutto era normale, cenammo e chiacchierammo tranquillamente.
La mattina successiva, domenica, mi svegliai presto e mentre preparavo il caffé non potei fare a meno di ripensare a quanto successo il giorno precedente ed il mio uccello si rianimò al ricordo del culo di mamma….
Decisi di fare una buona azione portai a mia madre il caffé a letto.
Mi avvicinai alla porta della sua camera, era sveglia.
"Caffè a letto" annunciai; il suo viso s’illuminò di un bel sorriso
"grazie, hai avuto proprio un pensiero gentile". Mi sedetti sul letto vicino a lei tenendole il vassoio. Indossava una camicia da notte molto leggera, era senza reggiseno e non potei fare a meno di ammirare le sue forme. L'uccello continuava a pulsare e, per quanto cercassi di fare, non poteva passare inosservato molto a lungo. Quando ripresi il vassoio per riportarlo in cucina, mi trovai il viso esattamente all'altezza del suo viso. Accennò un sorriso poi si ridistese sul letto, lentamente si girò sulla pancia e con mia sorpresa, scostò il lenzuolo offrendo alla mia vista ciò più desideravo il suo ventre nudo.
appoggiai il vassoio e mi avvicinai. con mano tremante le alzai la corta camicia da notte e rimasi senza parole quando vidi che non indossava le mutandine. Finalmente potevo vedere ciò che fino ad allora avevo soltanto immaginato.
Mi spogliai velocemente e mi sdraiai accanto lei. Dicendole parole dolci , la desideravo la volevo poi quasi urlai dicendo “ ti voglio mamma. ti voglio“ le sue cosce avvolsero il mio uccello, mentre io mi strofinavo nel suo solco, il suo bacino ondeggiava assecondando il mio movimento. “Mamma ti desidero” e mentre parlavo le misi un dito tra le grandi labbra “mi piaci mamma, ti voglio“ le presi una mano e le feci toccare il cazzo, mi accarezzò mi baciò, il suo viso era sorridente senza parlare le sfilai quel poco che indossava e mamma con la voce incerta
“cosa fai figlio mio, cosa vorresti fare“. la baciai sulla bocca come un ossesso e le laccai la figa “ voglio fare l’amore con te“; seguì un lungo silenzio carico di tensione poi mamma sussurrò “come mi vorresti“ timidamente risposi “come piace a te“ si mise carponi “prendimi ma non farmi male“ le tenni aperte le grandi labbra e finalmente il mio pene entrò in quel paradiso tanto desiderato. ”cerca di non venire subito, rovineresti tutto“ e non rovinai niente perché ci amammo come due affamati e poi le scaricai nella figa tutto il nettare caldo. Esplosi letteralmente sborrandole e sfinito mi abbandonai sul suo corpo. non so per quanto tempo restammo mano nella mano, poi mamma si girò dandomi un bacio su una guancia "Tutto bene?" mi chiese quando mi fui ripreso "Sì, certo mamma" le risposi con un sorriso e m’invitò a stendermi accanto a lei.
"So a cosa pensi, queste non sono certo cose da fare con la propria madre."
" Sì è vero. Però non facciamo male a nessuno... finché la cosa resta fra noi”. dopo le mie parole restammo in silenzio, poi mamma si girò verso me, mi diede un bacio su una guancia e mi disse “ho avuto qualche perplessità in questi giorni però, se la cosa resta fra noi, come ti ho appena detto, non vedo che male facciamo". Avevo il cuore che voleva uscire dal petto , tambureggiava con un matto.
"Certo mammina tutto quello che faremo resterà fra noi, ti puoi fidare di me..." mentre accarezzavo il viso di mamma il cazzo riprese vigore… questa volta mamma me lo prese in mano dicendo: "Lo so altrimenti non sarebbe successo tutto questo. Sai l'altro giorno sull'autobus all'inizio ero infuriata poi, contro la mia stessa volontà, la cosa è cominciata a piacermi, ero arrabbiata con me stessa più che con te. Ero eccitata, avevo voglia all'improvviso, dopo anni avrei fatto qualsiasi cosa per sfogare le mie voglie. Adesso posso dirtelo, quella notte mi sono toccata più volte per calmarmi...".
Quelle parole mi stavano eccitando di nuovo, immaginare mia madre che si masturbava mi mandava fuori di testa .
"Del resto - proseguì - il mio culetto è sempre stato sensibile alle carezze. Ora però basta chiacchierare, vado a farmi una doccia e tu riposa un po'". Mi baciò sulle labbra con un movimento agile si sottrasse al mio abbraccio e si diresse verso il bagno lasciandomi con un acuto desiderio di ripetere quanto appena fatto.
Passò qualche giorno poi una sera, mentre ero seduto sul divano a vedere la televisione, venne a sedersi vicino a me. Chiacchierammo un po'. poi con estrema naturalezza posò la mano sui pantaloni della mia tuta e cominciò ad accarezzarmi l'uccello. La guardai meravigliato ma lei continuò a chiacchierare come se nulla fosse poi, dopo avermi dato un lieve bacio sulle labbra, si alzò e si diresse in camera da letto. Non stetti a pensarci molto, mi alzai e la seguii.
La raggiunsi in camera era in piedi si stava spogliando davanti lo specchio. Mi avvicinai da dietro e l'abbracciai, le accarezzai i fianchi poi le mie mani s’infilarono sotto la maglietta e le palpai i seni. I capezzoli erano turgidi, glieli strizzai baciandola sul collo e parlandole dolcemente. avevo il cazzo che voleva solo scaricare la scorta di sborra accumulata. le sfilai la maglietta, le slacciai il reggiseno le infilai una mano dentro le mutandine carezzandole la figa umida . si sfilò le mutandine girandosi verso di me con un filo di voce mi disse “spogliami“; in un attimo la spogliai, lo feci anch’io e nudo mi stesi sul letto. Mamma non si sdraiò ma si mise a quattro zampe con le gambe bene aperte. Vedevo il suo ciuffo nero e la zona più scura in mezzo alle gambe. Capii cosa voleva, la raggiunsi e m’inginocchiai dietro di lei. Le natiche erano bene aperte, le accarezzai la figa e le feci scivolare l'uccello per tutta la lunghezza del solco procurandole gemiti di piacere . poi appoggiai la cappella sul buchetto e spinsi.
La sua carne si apriva alla mia pressione… mi sentii risucchiare dentro il cazzo , arrivai in fondo e mi fermai.
"Dai diavoletto tentatore, pompami vuoi farmi morire dal desiderio?"
iniziai a dare dei colpi decisi ma non troppo profondi… mamma si muoveva divinamente. il cazzo scorreva veloce nei suoi umori che lubrificavano il cazzo e la figa, le infliggevo dei colpi sempre più profondi e veloci e coadiuvato dai movimenti del suo bacino arrivai al culmine ed iniziai a schizzare il mio piacere nella profondità del suo ventre… in attesa che il cazzo si sfilasse le accarezzavo il culo , le baciavo il corpo “ti ho fatto male mamma?“ m
i diede un asciugamani “tappami la figa“ pigramente si girò sulla schiena, il suo viso era stravolto dal piacere ma sorridente. poi mi accasciai su di lei.
“ti è piaciuto mammina?“ tese le braccia “vieni qui tesoro mio, vieni qui“.
quel rapporto era durato poco ma fu il piacere più violento e sensuale della mia vita.

Da quel giorno il nostro rapporto cambiò radicalmente… vivevano come marito e moglie e scatenò con me tutta la sua carica erotica repressa. Le nostre sere preferite erano il venerdì ed sabato, la mattina dopo potevamo dormire finché volevamo. facevamo ogni volta qualcosa di nuovo, fino ad arrivare a divertirci con un 69 interminabile che ci tolse ogni forza.
La mattina dopo mamma mi svegliò accarezzandomi il cazzo
“ciao mamma stanotte sei stata fantastica“; mamma era nuda si adagiò su di me. accarezzandomi e baciandomi disse: "mi hai fatto sentire ancora donna, è il più bel regalo che potevi farmi“; non sapevo cosa e come rispondere ma ci pensò lei, mi baciò sulla bocca e prendendo in mano il cazzo “ sono contenta, ti ho fatto proprio un bell’attrezzo “



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